//
Stai leggendo...
Recensione

Taccuino disegnato di un viaggio in Israele

Quando sono passato davanti la vetrina della libreria (questa libreria che non conoscevo e che è davvero bella) e l’ho visto lì tra i diversi libri esposti, ho inchiodato e mi sono avvicinato piazzando il naso (che non è piccolo) a pochi centimetri dal vetro. Una bella copertina in acquerello, con una ragazza in primo piano dall’espressione disorientata e un titolo che incuriosisce: Capire Israele in 60 giorni (e anche meno). Ne avevo già sentito parlare, quindi, mi sono mosso verso sinistra, ho aperto la porta e mi sono ritrovato con il libro tra le mani. Ovviamente l’ho acquistato, un classico: ma stavolta ero giustificato dal fatto che era il mio compleanno, mi è servito ad avere meno rimorsi dopo.

Su aNobii non si leggono così tanti commenti positivi. Personalmente ho trovato il libro davvero interessante, buona l’idea come altrettanto buona la realizzazione. Probabilmente dal titolo, che sinceramente non aiuta, ci si potrebbe aspettare qualcos’altro. Qualcosa come un fumetto che ti racconta per filo e per segno cos’è Israele, cosa che il libro non fa. Si tratta invece di un bellissimo taccuino di viaggio. Un viaggio vissuto dall’autrice, Sarah Glidden, che è la protagonista del libro: americana di origine ebrea, da sempre critica nei confronti della politica di Isreale nei confronti dei palestinesi che decide di sondare da vicino cos’è Israele, cosa ci si può trovare viaggiandolo in lungo e in largo. Attraverso il progetto “Viaggio alla scoperta del paese” organizzato dallo stato israeliano a tutti gli ebrei che non vivono in Israele, l’autrice si mette in viaggio assieme ad una sua amica anch’essa ebrea. L’obiettivo è quello di mettere a confronto i giudizi maturati negli anni e la realtà circostante: un’operazione per nulla semplice.

Sarah Glidden racconta per immagini ciò che la circonda. Descrive con i suoi disegni una realtà complessa, dove la convivenza con il problema palestinese viene diluita, se non dimenticata, nella ricerca costante di una quotidianità e una normalità difficile da cogliere per chi viene “da fuori”. Già le prime pagine rendono l’idea. Ancor prima di partire per Israele, in attesa del volo nell’aeroporto di New York, un rabbino rimprovera l’hostess di terra dopo aver notato una valigia incustodita. L’arrivo in Israele e il primo tragitto con il bus lascia sorpresa Sarah, il paesaggio che attraversa sembra tutto così “normale”, dal finestrino scorre una campagna “normale”; poi, ecco apparire il muro di cemento incoronato da fitto filo spinato, Sarah pensa ad un carcere, un carcere “normale”. E invece quello è il muro che taglia i territori. Tutto è passato da normale a reale.

Durante il viaggio Sarah Glidden più e più volte si ritroverà a dover affrontare temi spinosi, questioni ingarbugliate, tentare di conoscere e approfondire la quotidianità di un paese che vive costantemente in bilico. Credo che questo libro si meriti soprattutto il premio per averci provato. Averci provato a capire qualcosa in più. Il libro è il racconto di un viaggio voluto e pensato per andare a vedere con i propri occhi quello che accade e quello che si vive in Israele, il risultato, credo, non può avere un valore definitivo, perché di fatto ogni viaggio porta con sé più di un’impressione, più di una idea. La posizione critica verso Israele da parte della Glidden merita di essere letta nei momenti in cui si confronta con i diversi personaggi che incontra nel suo viaggio. Tra i momenti più belli, senza dubbio c’è quello in cui il gruppo di ragazzi militari (tutti giovanissimi) dopo aver vissuto qualche giorno di svago con i turisti americani in giro per il paese, devono riprendere a vivere la loro “realtà”. Sono momenti semplici, per nulla dopati dal punto di vista emotivo, che comunicano perfettamente uno stato d’animo, un elemento umano, una roba che va oltre un muro, una divisione, una storia.

Annunci

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

Trackback/Pingback

  1. Pingback: 10 libri da regalare per Natale « Un po' di apocalisse, un po' di Topolino - dicembre 7, 2011

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Tweet dal Patassa

Vecchi post

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: