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Recensione

Twitter factor: partecipare e informare


Twitter factor
è un ottimo saggio su come sta cambiando e quanto già è cambiato il giornalismo, soprattutto di stampo internazionale. Non starò qui a ripetere dell’importanza della rete, ma di certo è proprio da lì che dobbiamo partire per raccontare come il panorama informativo è mutato. Augusto Valeriani l’autore di questo libro traccia un efficace percorso composto da un numero notevole di casi sui quali riflettere. Il cambiamento, le nuove strategie comunicative e, in particolare, i modelli adottati per diffondere e condividere informazione sono raccontati e descritti tenendo a mente un elemento fondamentale per poter comprendere tutto ciò: la redistribuzione dell’informazione tra i diversi attori. Da quello che ho compreso leggendo il saggio “Twiter factor” rappresenta la conferma di quello che da tanto ci stiamo dicendo, ovvero che l’equilibrio tra media e pubblico non è più rappresentato dal modello a piramide (al vertice i media, in basso il pubblico che riceve informazione), ma da forme reticolari e partecipative. Non ci sono solo i grandi media a raccontarci del mondo, ma è il mondo stesso che si racconta ogni giorno in rete.

Lo so, per chi mastica comunicazione tutto ciò appare scontato. Ma a mio modo di vedere ribattere su punti essenziali, come questo appena indicato, serve a ricordarci la direzione che il giornalismo sta prendendo; a comprendere i nuovi assetti informativi e i possibili scenari futuri. Non a caso Twitter factor non si ferma a sottolineare tutto ciò. Ad esempio, quando si parla di guerre, di comunicazione e di politica internazionale tutti i corsi di giornalismo ricordano l’anno 1991 e la diretta satellitare della CNN che raccontava la prima guerra del Golfo. Le immagini in diretta trasmesse sui televisori stavano aprendo un nuovo affidando un nuovo compito al giornalismo: quello di raccontare una guerra sul momento. Io avevo circa nove anni ma ricordo (o forse è un ricordo preso in prestito dall’immaginario collettivo) quelle scie luminose nel cielo scuro. Erano missili e quella era una guerra in diretta. Nessuna cronaca di quello è che era giù accaduto, le immagini testimoniavano quello stava accadendo sul momento.

Oggi non solo la rete ci offre il fattore della diretta, ma lo frammenta e lo rende disponibile a tutti. È qui che, a mio parere, c’è un vero e proprio scarto rispetto al passato. Un passato che molti assetti redazionali hanno deciso di mettere da parte integrando il lavoro giornalistico con questi nuovi modelli comunicazionali. Il giornalista vive, convive e a volte compete con chi pubblica, ogni giorno, informazione dal basso. Twitter ne è la prova. I casi delle proteste in Iran nel 2009 sono il caso più esplicito ed anche quello più citato. Valeriani ne cita molti altri e soprattutto descrive progetti e iniziative che nascono e crescono grazie al crowdsourcing (interessantissimo è il software open source Swiftriever e il progetto Ushaidi).

Uno degli esempi che mi ha più colpito, e che a mio parere illustra chiaramente come e quanto sia mutato il modo di fare e di raccogliere informazioni, è fornito proprio nelle prime del saggio. La storia è quella di Kevin Anderson, nel 2005 giornalista di un programma radiofonico della BBC:

Quando Kevin nel corso del suo programma, ha ospitato «ospitato» la voce di un soldato americano si stanza a Kirkuk che raccontava la sua vita quotidiana in Iraq, si è generato un piccolo terremoto din BBC. Pare che il direttore del ben più importante e blasonato notiziario della sera sia piombato come una furia nel suo ufficio chiedendo spiegazioni: «Come hai fatto ad ottenere l’intervista? Sono mesi che tratto con Washington per una cosa del genere!». Difficile immaginare come la risposta di Kevin sia suonata alle sue orecchie: «Beh, era un po’ che seguivo il suo blog, allora gli ho scritto una mail e ci siamo accordati per fare una chiacchierata via Skype e così, sempre via Skype, ho fatto l’intervista!» Da sempre i giornalisti cercando di arrivare dal basso dove, passando attraverso vertici e gerarchie, è molto più più complesso, se non impossibile, arrivare. Il punto è che per sfruttare appieno le opportunità di un sistema bisogna capirlo, conoscerne le regole e le dinamiche di interazione, bisogna insomma essere «cittadini» di quel sistema.

Questo approccio consente di coinvolgere nuove energie nel mondo dell’informazione, apre i confini a forme di partecipazione e di relazione tra pubblico e giornalisti. Non a caso il saggio si concentra anche sui casi come Wikileaks e sulle strategie messe in atto da alcune testate che hanno deciso di lavorare con i dati offerti da questa operazione, e soprattutto di collaborare con i propri lettori nella ricerca di informazioni utili. Per farla breve: saggio consigliatissimo a chi si interessa di giornalismo e conosce il web o anche a chi vorrebbe cominciare a capirci qualcosa in più. Twitter factor offre un quadro completo e chiaro su ciò che sta cambiando nel modo di fare informazione.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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