//
Stai leggendo...
diario

Quando la rete si infiamma

Furore compulsivo

È una pratica ormai assodata, sono movimenti che si ripetono attivati da meccanismi sempre più visibili. L’indignazione in rete si diffonde velocemente. Da una notizia prende il via una partecipazione capillare che poi pesa, si fa sentire, se i numeri crescono. Oggi, accanto ai blog che ancora persistono, sono gli ambienti social che mostrano vividamente questa logica, basata sui singoli utenti, unità capillari che mettono in moto vero e proprio furore compulsivo. È un gesto istintivo. Un urlo rappresentato da messaggi infiammati pubblicati su Facebook o Twitter, una adesione alle pagine di protesta, l’ascesa di hashtag su Twitter che sintetizzano la protesta.

Nel dubbio mi indigno

Il caso Nonciclopedia vs Vasco Rossi è emblematico. Il legale di Vasco Rossi tempo prima aveva chiesto la rimozione della pagina del sito satirico dedicata al cantante ritenuta diffamatoria, pur rendendosi disponibili a modificare le parti ritenute offensive gli amministratori di Nonciclopedia non hanno più avuto notizie del legale. Fino al momento in cui, passato circa un anno e mezzo, tre amministratori vengono convocati dalla Polizia Postale. Così il sito chiude per protesta. Questa la ricostruzione dello staff di Nonciclopedia. Ma comunque il caso sembra aver trovato una soluzione, il sito è tornato online e tutti hanno fatto pace. Il dato interessante è stata l’enorme protesta che è montata poco dopo la chiusura di Nonciclopedia: sui social network gli utenti hanno dato vita ad una indignazione diffusa. La pagina Facebook di Vasco Rossi è stata invasa di messaggi di protesta e insulti di varia natura. I link che informavano sulla chiusura di Nonciclopedia si sono in poche ore moltiplicati su Facebook generando oltretutto un errore informativo notevole: si comunicava infatti che Nonciclopedia fosse stata chiusa in conseguenza alla denuncia dell’avvocato di Vasco Rossi omettendo invece la scelta degli amministratori di chiudere per protesta. Gli utenti hanno preso parte ad un rincorrersi di indignazione nonostante la notizia fosse distorta. È difficile starne fuori. Se la notizia è particolarmente di rilievo e soprattutto inizia a diffondersi velocemente si è portati a prenderne parte, ad aggiungersi alle urla, la ragione viene dopo.

Tutti i presupposti

La finta censura ha incendiato gli animi. L’hashtag #vascomerda è balzato al terzo posto nei trends topics globali di Twitter (in un secondo momento il social network ha deciso di eliminarlo dai trends topics generando ancora più protesta). Internet in poco tempo ha prodotto una quantità enorme di notizie riguardo la vicenda. Vicenda che, se analizzata più da vicino, mostra tutti i presupposti per far salire alle stelle l’indignazione. Mario Pireddu individua gli elementi di rapidità e le caratteristiche del soggetto imputato, termini con i quali è sempre più frequente fare i conti quando si analizzano questo fenomeno:

la rapidità con cui persone che neanche sanno cosa sia Nonciclopedia ‘sposano’ la causa e la rapidità dell’amalgama di ‘odio-disprezzo-ironia’ verso qualcosa, in questo caso un facile bersaglio come la rockstar sessantenne in decadenza.

Ad aggiungersi la scelta della denuncia da parte di Vasco Rossi che ha rappresentato uno dei casi più espliciti di autogol nella comunicazione di rete. Invece di intraprendere una strada basata sul dialogo in rete, rete più e più volte decantata da Vasco Rossi nei suoi “clippini”, il cantante ha adottato un metodo del tutto anticollaborativo, senza poi considerare le eventuali conseguenze che la stessa rete gli avrebbe rivoltato contro.

Le “rivoluzioni generative”

Ad offrirci un quadro ottimale della questione Nonciclopedia vs Vasco Rossi è Matteo Pascoletti che per Valigia Blu tenta di illustrare le dinamiche, i meccanismi che sono scattati in questa vicenda ed alcuni aspetti da osservare più attentamente. In particolare la pagina Facebook “Salviamo Nonciclopedia” che in pochissimi giorni ha totalizzato 192.078 utenti. Nella giornata infuocata di lunedì sulla pagina è stato più volte annunciato il rischio di chiusura (del tutto vago) e l’invito a spostarsi su questa pagina che non c’entra niente con la causa. Ma la stessa pagina “Salviamo Nonciclopedia” non è poi così chiara, Pascoletti scrive:

La pagina risulta esplicitamente creata da GENERA.TV, una «giovane e dinamica cross media agency», come è scritto sul loro sito, si è fiondata in difesa della libertà di espressione? Ho chiesto a uno degli amministratori di Nonciclopedia di eventuali contatti tra loro e questa agenzia, ma ha negato. Ho contattato via chat Facebook uno dei responsabili di Genera.tv, che ha confermato la versione (aggiungendo a proposito del “dirottamento”: «provavamo a dirottare su rivoluzioni generative perchè siamo convinti che le prossime grandi rivoluzioni saranno fortemente diffuse ed influenzate dalla rete. ed ovviamente per rendere noto l’eventuale soppressione della pagina da terzi»). […] Curioso che la missione della pagina sia superare i 2 milioni di fan di Vasco Rossi. Ma che c’entra con la libertà di espressione e con il dibattito censura/satira?

Insomma, sembra evidente la mossa di concentrare contatti attraverso tali “rivoluzioni generative” cavalcando l’onda della indignazione e poi, chissà, utilizzare quei numeri ottenuti per altre operazioni.

Ma allora non ci si deve indignare? Assolutamente no. In rete le operazioni di protesta si sono e si stanno dimostrano capaci di attrarre l’attenzione dei grandi media (spesso pigri o ritardatari nel comprendere i movimenti del web) e di sensibilizzare e informare su casi di “poco chiari”. Un caso è quello della grande partecipazione della rete a contrastare il comma 29, ribattezzato “ammazza blog” (poco fa modificato, che ora distingue testate giornalistiche dai blog sull’obbligo di rettifica, credo anche per l’impegno che il web ha e sta dimostrando nel dichiararlo illegittimo), che guarda caso punta proprio a mettere in difficoltà gli spazi di informazione del web. Bisogna affinare gli strumenti per conoscere e partecipare alle ondate di indignazione e far sì che questa non resti tale (o non venga usata per altri scopi), ma che provochi, con la sua forza, cambiamento a ciò che incontra.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

2 pensieri su “Quando la rete si infiamma

  1. Vorrei precisare che il comma 29, altresì conosciuto come “ammazza Blog” non è stato ritirato, ma semplicemente sono al vaglio modiche sulla tempistica ed i soggetti in atto dello stesso
    Anche se dal testo si dovessero eliminare le “testate non registrate”, una lettura attenta dello stesso ..

    (http://www.camera.it/Camera/view/doc_viewer_full?url=http%3A//www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0038530.pdf&back_to=http%3A//www.camera.it/126%3FPDL%3D1415-B%26leg%3D16%26tab%3D2%26stralcio%3D%26navette%3D)

    …mette in luce molti aspetti lesivi della libera informazione, che venga essa da blog o testate giornalistiche!

    Informare in ITALIA diventerà reato?

    Pubblicato da Bafan TheWolfman | ottobre 5, 2011, 3:34 pm

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Tweet dal Patassa

Vecchi post

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: