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diario

Tunnel immaginari e “Popoli della Rete”

Ci risiamo. Stavolta tocca a Mariastella Gelmini e alla vicenda del tunnel che dal CERN di Ginevra arriva fino al Gran Sasso. Ironia, sberleffo e creatività si sono ripresentate massicciamente in rete riproducendo le dinamiche già in passato analizzate con le vicende dei #morattiquotes. Per il caso #tunnelgelmini ho trovato diverse considerazioni interessanti che meritano un approfondimento. Partiamo dal comunicato che rappresenta la scintilla che ha dato origine a tutto. Alessandro Gilioli sul suo profilo Facebook indica il problema nell’abuso delle parole:

la puttanata del Miur è figlia di 15 anni di droga comunicativa: dai sondaggi di Diakron alle trovate di Crespi, dal miglior premier degli ultimi 150 anni allla costruzione del tunnel epocale. L’abuso delle parole primo o dopo si paga.

Effettivamente un comunicato del genere determina per forza di cose un errore grave sul fronte della comunicazione istituzionale; errore che, oltretutto, mostra tutta l’inconsapevolezza (o ignoranza) dei metodi e delle dinamiche comunicative. Una roba impensabile per un Ministero. Ma di questo, purtroppo, parliamo.

C’è però un altro aspetto da considerare. Il comunicato del Miur diventa notizia e in poco tempo rimbalza su tutti i quotidiani online, ma l’aspetto che più interessa ai grandi media è la risposta della rete. Ecco, qui, secondo me, c’è da fare un po’ di chiarezza. Dopo la vicenda della Moratti e il tormentone Pisapia, i giornali ad ogni gesto della rete iniziano a tirar su “il caso” (quante volte trovate un articolo di Repubblica.it anticipato dal titoletto “il caso”?), e lo fanno cercando di attribuire tutto ciò ad un unico macro soggetto: il “Popolo della Rete”. Cosa vuol dire Popolo-della-rete? Che roba è? Parere personale: è una semplificazione giornalistica che tenta di tenere in un termine una roba che meriterebbe maggiore attenzione e che appiattisce parecchio quello che in realtà avviene. Di “popoli” i giornali ne scrivono ogni giorno ed anche questo rappresenta un abuso delle parole e un appiattimento notevole della realtà. Ciò può portare alla critica del “vabbé, basta che qualcuno inizia a condividere qualcosa su Twitter o Facebook che subito scoppia il caso”. Tale ragionamento non è del tutto errato se ci si ferma all’informazione proposta dai quotidiani online. Però c’è dell’altro. L’ostinazione dei media nell’indicare ad ogni gesto che proviene dal basso, dagli utenti e dagli ambienti social, un popolo che accomuni e che rappresenti unicamente ciò che invece è del tutto più complesso e articolato, è la dimostrazione di quanto determinati meccanismi non siano ancora del tutto assimilati da una fetta consistente di osservatori redazionali. La reazione della rete, che non può essere catalogata sotto la voce “Popolo della rete”, è l’attivazione di dinamiche creative e reinterpretazioni delle informazioni da parte degli utenti. Non è roba da poco. Così scrive Giovanni Boccia Artieri:

Oppure siamo di fronte a un tentativo di (ri)appropriarsi del territorio dell’informazione, di scuotere con una semantica diversa il modo di raccontare il nostro Paese? Capisco che sembri difficile pensare a semplici tweet come a un modo di costruire l’opinione pubblica. Eppure possiamo pensare a questi fenomeni come il tentativo di riprendere nelle nostre mani la narrazione, il racconto di quello che proviamo a vivere nel nostro Paese.

Riprendersi o prendere parte all’informazione vuol dire anche saperne fare uso, reinterpretare i messaggi. Così vale anche per la comunicazione scellerata a firma della Gelmini. Solo incazzatura mista a indignazione? Perché no e perché dovrebbe avere un connotato per forza di cose negativo? C’è rabbia e protesta, ma c’è anche analisi e confronto. Ma anche qui i giornali tendono a ridurre grossolanamente. Se questo benedetto “Popolo” viene raccontato solo nell’atto di protestare, di indignarsi. Fabio Chiusi scrive:

A guardarle nel loro complesso, sembra di poter dire che si tratti di pura e semplice protesta. La rete contro la Casta. La rete contro la dichiarazione eccessiva del politico di turno. La rete come espressione dei malumori della «base» (anche questa, che sarà mai) rispetto a questo o quel partito. Una collezione di insulti, indignazione, rabbia, banalità e demagogia che sicuramente popola le discussioni in rete. Proprio come abita quelle fuori dalla rete, che pure non fanno altrettanto notizia. E che tuttavia non esaurisce certo il racconto di ciò che avviene su Facebook, Twitter o più in generale nei molteplici luoghi di discussione online.

Un dato certo lo abbiamo: la partecipazione alla valutazione dell’informazione e delle pratiche di comunicazione si sta diffondendo. E ciò non può che fare bene ad un paese che si ritrova a dover ricordare al proprio Ministro della ricerca che quel tunnel in realtà non esiste.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

Un pensiero su “Tunnel immaginari e “Popoli della Rete”

  1. insomma,nella mia a te conosciuta praticità, ritengo che dobbiamo prendere ciò che c’è di buono anche in quegli individui miseri, disgraziati(per destino avverso),e mediocri che la politica ci impone…..perchè sono loro che ci danno l’opportunità di riflettere sulla disgrazia che ci è capitata…..o cercata? bravo, grazie

    Pubblicato da Rosa Loreti | settembre 28, 2011, 4:53 pm

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