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Se i videogames sono più pericolosi di un Borghezio o di un Feltri

Lo so, entrare nel merito dei servizi proposti dal Tg1 è come sparare sulla Croce Rossa, ma qualcuno deve pur farlo. Pochi giorni fa l’attentissima redazione dell’ammiraglia Rai propone il servizio qui sopra: la strage norvegese messa in pratica dalla follia lucida di Anders Behring Breivik trova una forte assonanza con i (tenetevi forte) videogames. Prima di chiederci perché i videogames sono collegati ad uno stato di violenza tale da uccidere senza batter ciglio decine e decine di giovani e piazzare una bomba per tentare di ucciderne altrettante, andrebbe compreso come la mitica redazione del Tg1 sia riuscita a cogliere questa tendenza del terrorista norvegese. Fin troppo semplice, sul suo profilo Facebook Breivik comunicava di essere amante di videogames di guerra. Ecco trovato il nesso. Questo basta ed avanza per la redazione (in odore di Pulitzer) del Tg1 per sparare una serie di (scusate) stronzate senza fine sui videogames. Stronzate (scusatemi ancora) per giunta già sentite, e quindi deboli anche di fantasia. Un esempio? Eccovi accontentati: i videogames annullano (e sottolineo annullano) la percezione del dolore. Vi basta? Credo proprio di sì.

Questo post però non è una ennesima denuncia sull’incapacità della classe dei giornalisti nostrani che, mediamente, quando si parla di videogames attestano tesi o simil-teorie di stampo apocalittico supportate dalla solita considerazione “è roba pe’ regazzini”, quindi robaccia ottima per borbottii e illazioni da sala da attesa. Invece di strambe teorie sulla violenza dei videogames, è curioso notare il silenzio di un nutrito gruppo di giornalisti sulle assonanze dell’impianto ideologico e delirante di Breivik, riportate sul video postato a poche ore dalla strage ed estratte dal tomo scritto e diffuso in rete, con tutta quella corrente occidentalista, spesso etichettata con il termine teo-con.

E pochi, pochissimi giornalisti riportano la notizia di una curiosissima coincidenza: proprio da ieri il sito Tempi (la rivista diretta da Luigi Amicone) ha fatto sparire Il Manifesto dei Cristianisti, e poi, sempre per pura coincidenza, ieri è svanito nel nulla il documento Per l’occidente, forza di civiltà dal sito della Fondazione Magna Carta, a firma di Marcello Pera (ve lo ricordate?) ed altri provenienti sempre da quel fitto boschetto dei teo-con o come li volete chiamare. Come mai dopo la strage norvegese quei documenti sono stati eliminati? Imbarazzo per la possibile assonanza con i deliri di Breivik? A dircelo è il blogger Malvino, a diffonderlo qualche giornalista, per il resto buio totale.

E come dimenticare la finissima teoria proposta da Vittorio Feltri ieri mattina su Il Giornale riguardo la strage di Utoya e la colpevolezza di quei giovani, incapaci di pensare al prossimo mentre un pazzo sparava sul loro cranio? O Mario Borghezio? Borghezio che a Radio24 dichiara di condividere buona parte delle posizioni sostenute da Breivik nei suoi deliri ed esplicita: “questo personaggio, sicuramente esaltato, è stato strumentalizzato… non la vedo chiara”. Insomma, tutto ciò per il Tg1, o allargando il campo per una fitta schiera di giornalisti, non è notiziabile. Non merita quell’attenta e acuta analisi che invece viene spesa nelle durissime accuse ai videogames. Loro sì che sono pericolosi.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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