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La rete è un’altra cosa, spiegatelo a Brunetta

C’è poco da fare, la ricostruzione dei fatti del Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta sul caso “questa è la peggiore Italia” dimostra quanto non ci si capisca nulla di rete. O meglio, quanto una certa classe politica (o una certa quota del paese, per allargare il campo) ancora non riesca a comprendere la logica di rete. Il video (pubblicato qui sopra) che da un paio di giorni sta spopolando mostra un Brunetta per nulla interessato al confronto proposto con i precari e affermare, prima di qualsiasi contestazione, la fatidica frase “questa è la peggiore Italia”. Da quel momento scattano le proteste dei presenti.

Ieri il Ministro ha voluto controbattere alle accuse di chi lo rimproverava di metodi e maniere per nulla accostabili al ruolo che ricopre (qui sopra il video). Così pubblica sul suo sito un video di risposta. Brunetta ricostruisce i fatti dichiarando il falso: “mentre scendo dal palco vengo insultato: ‘buffone, vai a lavorare’, compare uno striscione, cominciano gli spintoni e a questo punto dico ‘be’, voi siete l’Italia peggiore”. La dichiarazione non coincide minimamente con il video pubblicato in rete, dal quale poi è montata la polemica. Brunetta prima ancora di ricevere le proteste dei precari, dichiara senza mezza misura la fatidica frase, a dircelo è proprio il video che circola nel web.

Ora, c’è da domandarsi: perché una risposta così palesemente falsa? A mio modo di vedere, Brunetta risponde alla rete pensando di essere in televisione. Mi spiego, la protesta che via via è cresciuta contro il Ministro trova nel video l’aspetto fondante, è evidente l’atteggiamento per nulla “collaborativo” nelle immagini diffuse, e proprio tale atteggiamento ha provocato il vortice di critiche degli utenti. La ricostruzione dei fatti di Brunetta sembra essere plasmata nella logica televisiva, ovvero: il messaggio che il Ministro trasmette si muove dall’alto verso il basso, da un punto verso migliaia di punti. È una logica comunicativa ancora terribilmente in auge tra molti politici nostrani. È una logica alla “Porta a Porta” o alla “Ballarò”. Il problema è che quei contenuti Brunetta ha deciso di pubblicarli in rete provocando un vero e proprio schianto con la logica del web che fonda le radici sull’interazione. Utenti connessi che operano collettivamente sulle informazioni. In poco tempo il video di risposta del Ministro era stato già smascherato, bastava infatti mettere a confronto i due video per capire che la ricostruzione dei fatti era del tutto falsa.

In televisione, probabilmente, ciò non sarebbe avvenuto. O forse sì, ma per farlo ci sarebbe stato bisogno di un intervento serio del giornalista di turno pronto a ricevere tali falsità. E la televisione ci ha dimostrato quanto tutto ciò sia poco praticabile. A volte quasi impossibile.

Postilla: su quanto e quanti oggi indicano nella rete “l’innovazione” della partecipazione dei cittadini, quando fino a ieri la consideravano il ricettacolo per nerd brufolosi o pedofili incalliti, consiglio il post di Vittorio Zambardino che fa un po’ di chiarezza.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

3 pensieri su “La rete è un’altra cosa, spiegatelo a Brunetta

  1. Si stentano a comprendere fenomeni “rivoluzionari” specie se si è vecchi e fossilizzati. Di polvere la classe dirigente ne ha da vendere. Internet, non tanto quanto tecnologia bensì come utilizzo, sta mettento una vera e propria pietra tombale sugli standard comunicativi. La tv probabilmente per sopravvivere dovrà “conformarsi” alla rete prendendo spunti e assorbendo i fenomeni da web ma non c’è dubbio: suona il de profundis per il mezzo Tv tradizionale proprio perchè è a senso unico. La Tv la si subisce. La rete la si fa. Quando un dinosauro come Brunetta si mette “in gioco” con tali e nuovi media non può risultare che perdente così come tanti altri. E’ facile smascherare quando le informazioni sono a portata di tutti pertanto credo serva tempo affinchè nella classe dirigente nasca quella “sensibilità alla verita”, quella “paura della figura di merda planetaria”.
    E’ però interessantissimo studiare il “fenomeno nordafricano” dove all’impulso web (che a mio avviso non era in grado di compiere il lavoro da solo) si è unito l’eco profondo di AlJazeera ed AlArabia che non solo hanno reso un mare in tempesta uno tsunami ma una rivolta in una rivoluzione.

    Pubblicato da Maurizio | giugno 17, 2011, 8:45 am
  2. 🙂

    Pubblicato da srmzgts | luglio 6, 2011, 12:31 pm
  3. mi ero persa la polemica!😮

    Pubblicato da cooksappe | luglio 16, 2011, 12:05 pm

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