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La rete non sta a guardare: risultati comunicativi della campagna elettorale di Milano

Ho tentato di raccontare qui nel blog quello che vedevo e osservavo durante gli ultimi colpi di campagna elettorale, perché da raccontare ce n’era davvero tanto. Adesso, a bocce ferme, abbiamo tra le mani qualcosa con la quale fare i conti. Che roba è? Be’, diciamo che è un miscuglio di elementi da scindere e da analizzare separatamente, per poi riconsiderarli nel loro insieme. Creatività, ironia, partecipazione, conoscenza delle dinamiche comunicative e relazioni sociali basate su logiche reticolari, ecco alcuni degli elementi individuati in questa analisi. Quello che ho notato in questa campagna elettorale, soprattutto nel caso di Milano, è che le logiche di comunicazione messe a punto dai partiti per sostenere i rispettivi candidati si sono dovute confrontare, in alcuni casi scontrare, con la produzione e diffusione reticolare di contenuti realizzati dagli utenti.

Dire che le campagne elettorali tradizionali non funzionano più è ormai una certezza, a percepirlo sono gli stessi elettori. Eppure durante le attività di propaganda siamo incappati in due diversi approcci alla comunicazione da parte dei candidati al comune di Milano. Nel caso di Pisapia c’è stata la consapevolezza a far sì che la produzione dal basso venisse incanalata e utilizzata a sostegno della campagna ufficiale; ancor di più: non ci si è limitati a sorridere e a compiacersi di quello che avveniva in rete, ma a far uso dei contenuti, della linea promossa e proposta dal web. In sostanza: dalla rete arrivavano consigli, repliche, spunti e approcci ai messaggi dell’avversario, tutto stava nel farne uso. E così è stato.

Verdone direbbe: “In che senso?” rivolgendo gli occhi al cielo. Proviamo a spiegarlo con un esempio pratico. Ultimi giorni di campagna elettorale (primo turno), Moratti e Pisapia si confrontano presso gli studi di Sky, il sindaco uscente, alle ultime battute, tira fuori la vicenda dell’auto rubata e il candidato del centrosinistra non le stringe la mano. Nelle strategie della Moratti, o del suo staff che le ruotava attorno, c’era l’idea di far uso di colpi bassi per mettere in discussione l’immagine di Pisapia. Da quel momento la reazione da parte degli elettori si è dimostrata l’esatto opposto dai piani pronosticati (o sperati) dalla Moratti, quel colpo basso e poi tutta la campagna elettorale dai toni alti e scomposti che ha caratterizzato il ballottaggio non hanno fatto altro che logorare l’immagine del candidato uscente. Non solo, le stesse incursioni televisive del premier, a sostegno della Moratti, hanno comportato un aumento costante ed inesorabile di impopolarità. E la rete non è stata a guardare. “L’effetto Pisapia”, l’invasione della pagina Facebook di Red Ronnie, il caso di Sucate, le continue reinterpretazioni in chiave ironica delle dichiarazioni di Berlusconi, della Moratti e della Lega in tema di immigrazione, criminalità, religione sono andate via via ad aumentare. Si sono mescolati argomenti, temi e soggetti del tutto differenti per produrre messaggi efficaci, scollati dalla comunicazione politica troppo spesso compassata e rigida. Le dinamiche e i linguaggi espressivi messi in campo dalla rete sono riusciti a scardinare la campagne elettorale della Moratti perché quei linguaggi sono usciti dal web, sono rimbalzati tra le persone, si sono dimostrati elementi portanti di una campagna elettorale. E Pisapia ha saputo utilizzarli stando al gioco, sfruttando l’onda creativa che inesorabilmente si abbatteva sulla comunicazione politica della Moratti.

A mio parere queste elezioni rappresentano un passaggio importante per la maturità e l’efficienza della rete nel nostro paese. Si sta dimostrando come una comunicazione monodirezionale, spesso concepita entro logiche televise non funziona più o non può bastare per sapere comunicare e rappresentare la realtà. Non ci si può limitare a metter su un sito web o a stare su Facebook e Twitter, c’è bisogno di conoscere, abitare le dinamiche che muovono la partecipazione in rete. E sopratutto di trovare i metodi e le strategie per controbattere. Dinamiche per nulla scontate quelle della rete, orami acquisite e praticate da buona parte dell’elettorato, ciò nonostante ancora sottovalutate (o sminuite) da una fetta consistente di politici nostrani. Vedi la Moratti come ne è uscita.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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