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diario, Recensione

Paura di correre

Ci sono momenti in cui la vita scorre a trenta, quaranta chilometri orari. La strada prosegue dritta e la linea che demarca i confini percorribili è un flusso bianco stabile, con poche, pochissime oscillazioni. Poi ci sono i momenti in cui il piede preme sull’acceleratore, tutto inizia ad assumere una forma meno nitida e la linea si muove a scatti, ondeggia, singhiozza, scompare e poi torna. Entrambe le velocità fanno bene, il trucco sta nel saperle dosare. Io in questo mese ho corso, poi ho rallentato. Ho mangiato chilometri e sostato per riflettere. Ad accompagnarmi tante persone, e dei libri, voci di scrittori, esperienze riassunte in storie ed impresse sulla carta. Ho trascorso un mese intenso, tra pensieri, confronti, studio, fatica e qualche momento di rassegnazione. Ne esco felice, fortificato e consapevole di quello che sto facendo, del viaggio che sto percorrendo. Parte del merito, come scrivevo sopra, va a quello che leggo. Ci sono libri che in alcuni momenti della vita aiutano, che se letti non solo raccontano, ma descrivono il momento che si sta vivendo, il viaggio che si sta percorrendo. Non penso che un libro sia un bene consolatorio, per alcuni è così: ci si lecca le ferite leggendo, ci si distrae, si distoglie lo sguardo dal presente. Legittimo, ci mancherebbe, ognuno cerca la propria tregua come meglio crede. A me piace cercare di immortalare quello che sto provando e mi piace farlo cercando nelle voci dei libri, nelle esperienze di chi scrive, qualche fotogramma da aggiungere alla mia esperienza, alla mia vita.

Il caso ha voluto che Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern sia stato lì ad aspettarmi, mentre acceleravo. È probabilmente il romanzo più conosciuto dello scrittore di Asiago scomparso due anni fa, è una storia densa di esperienza vissuta: la campagna di Russia, la guerra e le sue assurdità, gli atroci squarci di disumanità che si aprono sui campi di battaglia. Rigoni Stern non era uno scrittore da scrivania, le sue storie, le immagini che condensava in scrittura erano (e sono) il frutto del suo vivere. Prima del cervello, della meditazione, c’è la pelle che sente freddo, le ferite che fanno male, la fame che contrae lo stomaco e la neve che tutto circonda. La neve che ha un sapore. La neve che si colora del sangue dei compagni caduti. La neve che tutto copre. Il romanzo racconta le vicende di chi si è ritrovato in Russia a combattere cercando di sopravvivere alla morsa dei russi ritirandosi, fuggendo verso ovest, scappando dalla neve. Il protagonista è lo stesso autore, il suo obiettivo, l’unico, è quello di tornare a casa con i suoi compagni. La paura è tanta, ma la voglia di dormire in un letto con le lenzuola pulite, di mangiare, di curarsi, di non sentire più il freddo sono ancora di più, sono un incentivo, ma anche un gravoso fardello da trascinarsi. Ecco, se c’è una cosa che Rigoni Stern mi ha trasmesso con la sua scrittura, è la voglia di tentare di descrivere la paura. Non per stigmatizzarla, ma per provare a capirla. Andare lenti in certi momenti della vita è anche il risultato della paura a non voler sapere cosa cambierebbe se, con il piede, si premesse sul gas. Affrontare la paura non vuol dire essere coraggiosi, ma consapevoli che questa esista. Mario Rigoni Stern decise di raccontarla e di incarnarla nelle sue vicende, nei volti dei compagni e nella neve, elemento all’apparenza indefinito, capace invece di assumere forme e contesti infiniti. Oggi scrivo e sento che quel correre mi ha fatto bene, nonostante la paura, e se adesso rallento è perché voglio conoscere quello che di nuovo c’è intorno a me. Il viaggio continua.

Foto di donjuan78

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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