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diario, Recensione

Taccuino di un’estate

Questa estate, ancora non finita, voglio raccontarvela attraverso una sorta di taccuino, una serie di appunti mentali che ho preso girando a piedi, in macchina, in treno ed aereo. Naturalmente alcuni libri mi hanno accompagnato. A volte un modo per interpretare la realtà che vivi viaggiando, è racchiuso proprio in quei rettangoli di carta che ti porti dietro. E non è detto che quei libri debbano per forza trattare temi o realtà che stai vivendo. Altre volte invece un libro, a seconda del luogo in cui ti trovi, può cambiare completamente senso. Questo perché è il luogo che hai raggiunto, o che stai attraversando, che mette in discussione tutto: le parole, la storia, la stessa copertina di un libro. Cerco di dare ordine agli appunti mentali, ai ricordi ancora vivi ed alle sensazioni provate.

Verso Berlino

Consiglio spassionato per chi, come me, rientra in quella nutrita fascia di viaggiatori low cost che trovano offerte online e che, per risparmiare, sono disposte ad affrontare scali noiosi e stancanti: portatevi un libro. Lo finirete, statene certi, aspettando che i display di quell’aeroporto che vi ospita per qualche ora vi comunichino finalmente la vostra ri-partenza. Io e Federica per andare a Berlino abbiamo saltato qualche turno del gioco degli aerei stando fermi sulla casella ‘Zurigo’. Per uccidere il tempo, oltre a stilare una personalissima galleria degli orrori del turista contemporaneo e del suo modo di vestire (c’era un capofamiglia asiatico vestito con: scarponi tecnici, pantaloncini hawaiani, giacca a vento, chiusa anche per via dell’aria condizionata ‘a palla’, e stretto tra i denti un ghiacciolo color arcobaleno), ho iniziato a leggere Le mille luci di New York di Jay McInerney. Certo, dal titolo non sembrerebbe il libro più indicato per un viaggio a Berlino, ma vi assicuro che il romanzo può autocontestualizzarsi in ogni luogo. Perché? Perché la materia viva del romanzo è fatta in buona parte dallo studio e dall’analisi dell’uomo. Uomo in quanto tale, e New York sfuma dietro a personaggi universali. La prosa è leggera capace di affermarsi gentilmente nell’attenzione del lettore (ve lo posso assicurare, leggendo il romanzo ho perso il gusto di stilare teorie similsociologiche sul turismo di oggi). Si racconta, in seconda persona, la vita disordinata di un giovane scrittore, con alle spalle una recente e scottante separazione, che lavora presso la redazione di un noto ed autorevole giornale. Il protagonista lavora e sprofonda nel rigore dell’ufficio che si occupa dell’analisi delle fonti degli articoli da pubblicare. Insomma, un lavoro che cerca nella parole solo la verità, una ricerca ossessiva e maniacale che non ammette sbavature. Un purgatorio per il protagonista che ben presto si trasformerà in un inferno, lontano, sempre più lontano dal paradisiaco ufficio dedicato alla narrativa, dove la libertà di poter scrivere liberamente sembra un sogno. È lì che il protagonista vorrebbe essere. Invece tra cocaina, alcol, discoteche tirate fino all’alba, tutto viene seppellito: ambizioni, amori e sogni. Amori, sopratutto. Quello non più corrisposto della sua (quasi) ex moglie, modella in carriera scelta e prelevata tra la folla da quel gancio automatico chiamato notorietà. E la distanza, non solo fisica, è difficile da colmare. Tutto questo è raccontato con una buona dose di leggerezza e non sono da escludere momenti letteralmente comici. McInerney percorre strade per nulla ovvie e scontate, la sua è una storia ricca che si lascia leggere, ma che al suo interno contiene un valore da scoprire. Ah, dimenticavo, Berlino è splendida.

Raccontare i libri in piazza

Di ritorno da Berlino, siamo andati a Marano Equo, vicino Subiaco, a confine tra Lazio e Abruzzo, tappa fissa di ogni mia estate da ventotto anni a questa parte. È qui che insieme ad altri valorosi compagni d’avventura come Lorenzo Castelli, Annalisa Miani e Emanuele Inserto (in foto), abbiamo dato vita a Sentieri narrati. Che roba è? Un’idea nata per caso a metà luglio, quella di raccontare i libri in piazza, portarli materialmente tra la gente e vedere che effetto fanno. ‘Sentieri’ perché abbiamo tracciato un percorso, un cammino tra gli autori e i loro racconti. Il tema è stato l’America e i suoi scrittori, una selezione di alcuni autori e delle loro storie, descritte ed introdotte dal sottoscritto e da Lorenzo e recitate da Annalisa con l’accompagnamento di chitarra di Emanuele. È stata una serata speciale, un gesto inconsueto che si è trasformato in sorpresa. Sorpresa nel vedere la partecipazione dei presenti, sguardi attenti e, a volte, addirittura rapiti dai racconti. Fa un certo effetto ascoltare le storie lette mentalmente. Ancora più effetto fa vedere dei lettori (e non gli autori) introdurre, discutere e condividere quelle storie. L’idea che da un po’ di tempo a questa parte mi ronza per la testa, è quella di pensare al lettore non come ad un soggetto silenzioso, chiuso e raccolto attorno alla lettura, ma ad un protagonista di quel meccanismo che porta un libro a farsi conoscere. Chi divora libri dovrebbe riuscire a portare con sé quelle sensazioni provate durante la lettura, cercare di raccogliere e poi descrivere i momenti più belli con gli altri, come quando si ritorna da un bel viaggio. È la condivisione di quello che si è letto, è una sorta di restituzione, è la lettura ad alta voce a rendere il libro qualcosa in più. Superato il primo momento di imbarazzo (causato anche dal suono alieno dell’amplificatore poi per fortuna messo a tacere), è stata davvero una bella passeggiata tra le voci degli autori. I protagonisti infatti sono stati loro: Masters Lee, Fitzgerald, Capote, Foster Wallace e Moody con i loro racconti e le loro vite, altrettanto raccontate da noi. L’esperimento è riuscito, siamo usciti ‘di scena’ carichi, pronti a fantasticare sul prossimo anno, su nuove iniziative e nuove possibilità per portare in piazza i libri a parlare.

Nettuno, mare, pesca e Wu Ming

No, mica sono andato a pescare con i Wu Ming. Durante alcuni giorni di mare (dove, tra l’altro, sono riuscito ad assumere quel vago colorito che mi ha permesso di mescolarmi alla folla vacanziera bruciata dal sole e al mantra ‘Waka Waka’), ho letto L’eroe imperfetto di Wu Ming 4, piccolo e interessantissimo saggio sulla figura dell’eroe nella letteratura antica e moderna. È affascinante la riflessione dell’autore che esplora ed interpreta il valore, il significato del mito e della sua rappresentazione attraverso la narrazione. Il capitolo L’eroe e la dea è forse il più ricco di considerazioni interessanti, soprattutto il paragrafo dedicato a Il Signore degli Anelli, che si concentra sulla figura della dama Galadriel e del suo contributo nell’impianto narrativo del romanzo di Tolkien. Ci sarebbe da scriverne un intero post (magari nei prossimi i tempi) perché il tema è affascinante. La spedizione di pesca ha visto il sottoscritto fare da supporto a validi (e più capaci) pescatori che, nonostante le difficoltà logistiche, hanno portato a casa ben 5 pesci escluso uno pescato morto, sì, ve lo giuro: era già morto. Ma non c’era il prezzo. Godetevi le ultime briciole di questa estate.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

4 pensieri su “Taccuino di un’estate

  1. Ciao Pata,

    Bentornato… ho letto con gusto il tuo taccuino. Vi è piaciuta Berlino? Note particolari sulla città? Intanto mi hai incuriosito con McInerney 🙂

    Pubblicato da Marco | agosto 30, 2010, 5:46 pm
    • Ciao Marco! Berlino ci è stra-piaciuta. E’ davvero una città piena zeppa di cose da fare e vedere. Considerando poi la passione di Fede per l’arte, ci siamo immersi in parecchie gallerie d’arte (sono tante, curatissime e, soprattutto, frequentate). Forse questo aspetto mi ha colpito di più, il fatto che Berlino abbia investito tanto sulla cultura (cultura a tutto tondo). Poi torni in Italia con addosso uno sconforto difficile da scrollarsi via. Un saluto e grazie per il commento 😉

      Pubblicato da patassa | agosto 31, 2010, 8:33 am
      • Son contento che vi sia piaciuta. Per quanto riguarda l’arte berlinese è stata una scelta (acuta) piuttosto obbligata. Dopo la caduta del muro c’era bisogno di riqualificare la zona Est che si stava spopolando visto che aveva uno standard di vita da “repubblica” sovietica. Allora il governo ha avuto la pensata di dare incentivi a tutte le iniziative imprenditoriali a sfondo artistico e culturale che avessero investito in quelle zone. Gran mossa.

        Poi certo, c’è l’isola dei musei che rompe i culi. Tra Bode, Pergamon e il Museo Egizio c’è da passarci una giornata intera. S’è capito che sotto sotto sono un berliner fanboy? 😀

        Pubblicato da Marco | agosto 31, 2010, 12:45 pm
  2. Scrivi post sempre densissimi. 🙂
    Volevo lasciarti un bell’ abbraccio e i complimenti per le parole che hai speso sul Parnaso ambulante: un libro che secondo me fa bene al cuore.

    Pubblicato da Gloria | settembre 11, 2010, 1:16 pm

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