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Recensione

Disseminare libri, Il parnaso ambulante

La prima impressione: sembra il classico film in costume americano, commediola dai colori pastello e dai paesaggi bucolici della Nuova Inghilterra. Ritmo serrato, toni allegri e personaggi felici. Poi, pensandoci, c’è dell’altro. Il parnaso ambulante di Christopher Morley è una divertente e profonda riflessione sulla libertà strettamente legata all’amore per la lettura. Non me ne vogliate. Non ho nessuna intenzione di spendermi in una lunga e smielata manfrina su quanto è bello leggere e sul valore dei libri. No, anche perché, quando ero più piccolo, e la televisione regnava sovrana, tutte queste storielle un po’ bacchettone e un tantino snob sull’importanza della lettura mi annoiavano da morire. Iniziai a leggere libri durante l’ultimo anno di liceo, così, senza un perché.

Forse anche Morley la pensava allo stesso modo. La protagonista di questo romanzo, Elena McGill, è una signora non sposata, presa dalla vita di campagna scandita noiosamente dai ritmi del fratello Andrea, scrittore di successo. Un giorno ecco però presentarsi un grosso carrozzone, trainato da un robusto e paffuto cavallo e guidato da un piccolo signore, calvo e dagli occhi guizzanti. È il parnaso del signor Mifflin che viaggia per la campagna americana, raccontando e vendendo libri. Per farla breve: Elena McGill prenderà parte ad un viaggio itinerante con il parnaso, girando per le campagne, in compagnia del signor Mifflin (che ufficiosamente venderà ad Elena il parnaso, ma che ufficialmente sarà, bene o male, sempre presente nella storia), conoscerà i libri, fino a quel momento non visti di buon occhio per via del fratello.

L’impegno intellettuale esasperante, che spesso sfocia nell’egoismo dello scrittore, è controbilanciato dalla scelta, tutta economica, e quindi materiale, di Elena McGill di comprare prima il parnaso e poi di vendere i libri. E il suo compagno di viaggio, il piccolletto Mifflin, le offrirà notevoli spunti di riflessione sul valore dei libri.

Terminato il romanzo, rimangono tre considerazioni (brevi, ve lo giuro). La prima: a detta del signor Mifflin i chiacchieroni come lui (e come il sottoscritto) non scriveranno mai dei libri, ciò mi fa pensare che, la carriera da lettore, fa proprio al caso mio. La seconda: i libri, da soli, non rendono felici; funzionano solo se fanno da ponte tra le persone. Mifflin girovagando con i suoi libri sentiva che qualcosa mancava, o meglio, qualcuno mancava. Terza ed ultima considerazione: nel romanzo il commercio, lo scambio commerciale, la mediazione della moneta ha un ruolo fondamentale perché regola i rapporti tra le persone, permette ai libri di diffondersi; un europeo direbbe che i soldi regolano addirittura il piacere della lettura arricciando il naso, un americano alzerebbe le spalle e direbbe ‘e allora?’. È forse una delle differenze più evidenti, se ancora esistono, tra vecchia Europa e non tanto vecchia America. Il materialismo d’oltreoceano, anche rapportato ai libri, mette in difficoltà il lettore europeo, che vede nei libri qualcosa in più di quello che in realtà sono. Le costruzioni mentali (vedi anche alla voce ‘pippe’) sui libri spesso tendono a distorcere la reale necessità del lettore e soprattutto elevano il libro ad un ruolo altro, forse troppo alto, così alto che per molti resta un affare troppo lontano dalla vita quotidiana. Esempio concreto, date un’occhiata a tutte le campagne di sensibilizzazione promosse dalle istituzioni sul valore della lettura, siamo (a volte superiamo) sulla soglia del patetico, al limite della sopportazione, è tutto così dannatamente finto. Al contrario, Morley scuote il lettore, in modo particolare quello europeo, e gli ricorda che i libri sono dappertutto, sono oggetti normali, quotidiani, roba per tutti.

Foto di jmtimages

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

2 pensieri su “Disseminare libri, Il parnaso ambulante

  1. I libri sono dappertutto ma non sono “roba per tutti”. Sono lì, a disposizione. Ma non tutte le mani si allungano su di loro per acquistarli o leggerli. Perché? I libri non sono roba per tutti ma solo per chi si accorge della loro esistenza, comincia ad amarli, e ad un tratto decide di portarli con sé, nella propria vita.

    Pubblicato da Francesco | luglio 19, 2010, 12:27 pm
  2. Eh sì, sarebbe bello che i libri venissero portati proprio tra chi non se ne accorge. Oltre agli stand della Fiera del Libro, superando le montagne di tartine e stuzzichini riversati sulle presentazioni dei libri, svicolando tra gli egocentrismi e le manie di onnipotenza di qualche autore… è lì che i libri dovrebbero fare la loro parte.
    Grazie per il commento e scusa per la lentezza nel risponderti! Ciao Francesco! 😉

    Pubblicato da patassa | agosto 30, 2010, 2:50 pm

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