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diario

Signora mia, i bambini non fantasticano più

Tutti noi ci confrontiamo quotidianamente con degli schemi mentali. Per schema mentale intendo un concetto profondamente radicato nella coscienza comune che si attiva nella mente di ognuno ogni qualvolta vengano affrontati determinati aspetti. Spesso e volentieri è lo stesso clima mediatico ad accentuare, o alimentare, lo schema mentale. È il caso dei giovani rapportati alle nuove tecnologie. Qui entrano in ballo, a mio parere, alcune retoriche generazionali, come il classico e mai fuori moda ‘stavamo meglio noi con poco’, ‘oggi i bambini non escono più di casa’, ‘i videogiochi annebbiano le menti’ e, un classico intramontabile, ‘i bambini non fantasticano più’. Ogni tanto ci si mettono i giornali e i telegiornali pubblicando o trasmettendo notizie di cronaca dove un litigio in famiglia per chi gioca con una console si trasforma in un omicidio, o del sistematico allarme di qualche esperto che invita le giovani menti a staccarsi dallo schermo. Spesso notizie di questo genere si fondano su un principio consolidato: le nuove generazioni non fanno altro che interagire con le tecnologie. È lo schema mentale degli adulti proiettato sui bambini. Di fatto, partendo da questo presupposto, ogni notizia si autolegittima e diventa l’ennesima conferma dello schema mentale. È una sorta di circolo vizioso, uscirne non è facile.

Ora provo a fare entrare in scena un altro schema mentale: i libri fanno bene. Sapreste trovarmi oggi qualcuno che dica il contrario? Il libro, a detta di molti (in primis giornalisti e insegnanti), è l’altra faccia della medaglia, è il lato buono della questione, è la classica contrapposizione ai videogames, ai telefonini, ad internet. Se leggi tanto è ok. Lo schema mentale tende ad elevare il libro come media privilegiato nella sana (e robusta) crescita del bambino. Per intenderci, non voglio dire che il libro non abbia alcuna qualità, qualità che da molto tempo a questa parte personalmente apprezzo, ma voglio sottolineare come il meccanismo dello schema mentale che si attiva provochi una sfocatura delle reali forme della questione. Posso portarvi come esempio la mia esperienza. Da bambino leggevo soprattutto fumetti, pochissimi libri, quei pochi rientravano negli obblighi scolastici. Guardavo un bel po’ di televisione, in particolare i cartoni animati giapponesi (quelli che all’epoca erano accusati di manipolare le giovani menti con dosi massicce di violenza), giocavo ai videogames (prima l’antidiluviano Commodore 64, poi il Game Boy, più avanti il computer e la Play Station) e mi divertivo con i miei coetanei. A scuola, al parco, al mare, in vacanza, giocavo come giocano i bambini di oggi. Forse i fumetti mi hanno avvicinato alla lettura dei libri, ma per me rappresentavano il modo di leggere più vicino al resto della mia dieta mediatica composta principalmente da immagini in movimento e a volte interattive. Nonostante ciò giocavo e fantasticavo. Spesso questo particolare viene tralasciato dallo schema mentale già citato. Nei miei giochi c’era la classica partita di calcio, ma anche nascondino e, da non sottovalutare, tutti quei giochi e quelle attività riprese dalla dieta condivisa di cartoni animati, videogames, figurine etc. Prendevamo le storie che la televisione ci raccontava, che i computer ci offrivano e le espandevamo, le modificavamo, le facevamo nostre.

Ed oggi? Stando alla logica dello schema mentale, ci dovremmo aspettare parchi deserti, librerie che chiudono il reparto dedicati ai più piccoli, un fuggi fuggi dopo la scuola per rinchiudersi in casa a distruggersi la mente davanti al videogame del momento. Una differenza tra la mia infanzia e quella attuale c’è e si basa sull’aumento notevole di stimoli per giocare, e dire che questo comporta un appiattimento mentale mi sembra davvero riduttivo. Oggi c’è una vera e propria esplosione di contenuti destinati ai bambini, spesso definiti con precisi e attenti target di età, dalle storie più diverse e dalle forme più variegate. Nonostante la ricchissima offerta, giovani e giovanissimi giocano, collezionano, suonano, disegnano, raccontano, sperimentano… direi che il numero di esperienze a loro disposizione, capaci di stimolare la fantasia (quella fantasia a detta dello schema mentale, ormai inaridita), aumenta notevolmente. Eppure agli occhi degli adulti i bambini non fantasticano più, questi ultimi sorvolano il dettaglio e tornano a giocare con mille e più storie. Alla faccia dei grandi.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

2 pensieri su “Signora mia, i bambini non fantasticano più

  1. Prendi me, che sono diventato campione coi videogiochi, e guarda come sono figo. E ti scardino tutti gli schemi mentali di questi babbi. 😀

    Pubblicato da Lorenzo | maggio 11, 2010, 3:54 pm
  2. Il punto mi sembra questo: si può vivere senza schemi mentali?
    Io penso di no.
    Cerchiamo di analizzare bene il problema. Lo schema mentale, inteso più o meno come lo intendi tu, e cioè “un concetto profondamente radicato nella coscienza comune che si attiva nella mente di ognuno ogni qualvolta vengano affrontati determinai aspetti” è un concetto, o meglio un “quadro di riferimento”, a partire dal quale l’individuo decodifica e interpreta il mondo. Ognuno ha il suo quadro di riferimento, e secondo me, non è possibile non averlo. Fissato questo, è possibile fare un ulteriore passo e dare un diverso nome a questo quadro di riferimento chiamandolo “mappa”. Il quadro di riferimento, quindi, è una mappa che ci serve per orientarci nella vita. Ma adesso sorge un problema: quanto è aggiornata questa mappa? La mia attuale mappa tiene conto delle nuove strade che sono state tracciate, dei nuovi palazzi costruiti, di quelli abbattuti, etc.? Ecco, questo è il punto. Pertanto, a me sembra che il problema non sia tanto quello della bontà o meno dello schema mentale, di per se indispensabile, quanto quello di curarne la manutenzione. E questo è purtroppo un lavoro che non si può delegare a nessuno, tranne che a noi stessi. Quindi non c’è alternativa: se si desidera avere una mappa aggiornata della realtà, questo è il lavoro che occorre fare.
    Va da se che il lavoro di cui parlo riguarda soprattutto gli adulti, perchè i bambini e gli adolescenti, poiché cavalcano il cavallo della contemporaneità, non hanno certo di questi problemi..

    @Lorenzo: a casa facciamo i conti..

    Pubblicato da Francesco | maggio 12, 2010, 2:38 pm

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