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Editoria domani (o tra poco)

Ci pensavo in questi giorni, curo un blog dedicato ai libri e non scrivo nulla riguardo le tante novità che provengono dal fronte tecnologico? In effetti questa reticenza proviene, più che altro, da un’attesa silenziosa nel capire, o nel provare a capire, cosa sta cambiando nell’editoria. Non nascondo una buona dose di interrogativi, gli scenari che immagino provengo per lo più da quello che leggo in rete. In tanti riflettono sulla questione: l’introduzione nei mercati dei dispositivi che offrono nuove esperienze di lettura, e che fanno fuori l’uso della carta, sbaraglieranno definitivamente l’universo editoriale? Insomma, siamo di fronte al Big Bang dei libri?

Mesi fa, quando il Kindle venne proposto sul mercato, iniziarono a piovere commenti sulle sue prestazioni, sulle nuove pratiche di consumo che l’oggettino, dal design un po’ anonimo e dalla presenza abbastanza anacronistica dei tasti, offre ai lettori. Prodotto da Amazon, il Kindle permette di fruire di tutti i testi e quotidiani acquistabili esclusivamente sulla piattaforma del venditore online. Amazon ci guadagna una grossa fetta della vendita, il resto è destinato a chi ha prodotto il testo. Ma tale politica non fa impazzire gli editori, lo scontro tra la casa editrice Macmillan e Amazon ha visto quest’ultimo ritrattare i prezzi degli ebook ritenuti troppo bassi dall’editore. Nonostante tutto il Kindle sembrava una vera e propria rivoluzione, il libro in formato digitale era finalmente sdoganato. Tutto vero, o quasi.

Poco tempo dopo la Apple annuncia la nascita dell’iPad, del Kindle resta poco o niente, stando al livello di attenzione mediatica. La tavoletta magica, così definita da Steve Jobs (che poi tanto magica non è, considerati i notevoli punti deboli mostrati) sbaraglia tutto e tutti. I media creano un hype pazzesco, l’iPad entra prepotentemente nel mercato dei dispositivi pronti a sostituire i supporti cartacei. Come già accennato da Amazon, anche quelli della mela hanno le idee chiare su come gestire il mercato: da una parte c’è l’Apple che vende prodotti editoriali, dall’altra c’è il consumatore che acquista. E gli editori? Anche in questo caso la loro posizione resta abbastanza marginale, l’intermediario nonché produttore del dispositivo, primeggia nella piramide. Non c’è che dire, per il mondo dell’editoria tutto ciò rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione, così, di fatto, salterebbero tutti quegli equilibri che vedevano l’editore al centro del sistema, capace di porsi come gatekeeper nel mercato. E tutto ciò avviene nel momento in cui l’editoria (tutta) è con l’acqua alla gola. Se la crisi dei giornali negli Usa è ormai una questione consolidata che sta già aprendo nuovi scenari, in Europa il problema è palpabile, in Italia è lì che si pulisce le scarpe sullo zerbino. Ecco perché l’introduzione dei tablet rappresenta un vero e proprio passaggio verso qualcos’altro. Qui non si tratta solamente di un mutamento tecnologico che offre nuove forme di fruizione dei testi, entrano in ballo questioni che potrebbero prefigurare un rinnovamento radicale dell’editoria. Uno scrittore potrebbe prendere accordi direttamente con l’intermediario abbandonando l’editore, lo stesso Coelho immagina un futuro simile.

È difficile, almeno dal mio punto di vista, poter prevedere cosa accadrà, di certo l’ostruzionismo degli editori servirà a poco. Chiudersi a riccio, rifiutare l’innovazione in nome di un nostalgico amore per il formato cartaceo non gioverebbe un mercato davvero in crisi. Abbiamo già dei precedenti che possono aiutarci a capire quali sbagli sono stati fatti, vedi, ad esempio, l’aspra e sfiancante battaglia sulla musica digitale. Il risultato, oggi, è che la musica assume nuovi valori, nuove forme di fruizione e, soprattutto, nuovi metodi per produrla e distribuirla nonostante il duro ostruzionismo delle case discografiche. C’è bisogno di idee e di curiosità per quello che la tecnologia offre, di una certa dose di ottimismo e intraprendenza. Probabilmente il futuro potrebbe considerare il ruolo di autore-editore-promotore di se stesso, con un fatturato destinato allo scrittore più sostenibile. Dall’altra parte non va sottovalutata la concentrazione spropositata degli intermediari, questa comporterebbe casi come quello che tiene banco in questi giorni e che vede l’autore satirico premiato con il Pulitzer escluso dall’App Store. Pensato anche al mercato dei libri la cosa personalmente mi sembrerebbe un tantino fastidiosa. Va bene che oggi l’editore può decidere di non pubblicare un testo, ma è certo che l’ecosistema attuale, composto da una certa pluralità e concorrenza, garantirebbe all’autore la possibilità di vedere il proprio scritto pubblicato. Nel mezzo di tutto questo, c’è un’area grigia ancora da scoprire.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

4 pensieri su “Editoria domani (o tra poco)

  1. I punti di riflessione sono davvero molti e come giustamente si fa presente, citando l’esempio del settore musicale, la tecnologia porta delle nuove soluzioni che non vanno combattute, ma capite ed asservite!
    Io sono un lettore accanito e devo confessare che “internet”, più che i lettori di ebook, ha cambiato decisamente il mio modo di “leggere”
    Amo ancora comprare e leggere un buon libro, ma il grosso delle mie letture proviene oggi dal web
    Devo comunque ammettere che mi piacerebbe provare, per adesso per il solo gusto della novità, un lettore di ebook, che tuttavia ritengo ancora troppo fragili, delicati e “dispersivi”
    Però come negare che oggi ad un alunno basterebbe un lettore ed una chiavetta USB con dentro tutti i libri e dizionari in formato digitale, con un notevole risparmio di denaro (carta,stampa, inchiostro, distribuzione) per le famiglie e la collettività, di risorse naturali, ed in ultima analisi della sua stessa salute (basta zaini pieni di enormi volumi)
    Il futuro è qui e non possiamo ignorare che stia diventando “presente”, ma semplicemente guidarlo verso una crescita sana ed equilibrata!
    Techno

    Pubblicato da Techno | aprile 22, 2010, 3:29 pm
    • Siamo nel bel mezzo di una corsa delle novità. L’ultima novità soppianta la precedente, senza darci il tempo di aver assimilato sufficientemente la novità da cui ci stiamo congedando. Questo non ci fa bene. Non ci nutre. Ci fa bene invece, e ci nutre, digerire lentamente, senza ingurgitare troppo in fretta un boccone dopo l’altro.
      La cosa importante, secondo me, è non perdere di vista l’essenziale e domandarci: dobbiamo venerare l’ultima novità partorita dalla ricerca tecnologica per il solo fatto che si tratta di una novità, o dobbiamo piuttosto prestare attenzione a ciò che la novità custodisce?
      Questo è il punto. Non dobbiamo infatti dimenticare che i libri, gli e-book e le pagine Internet non sono altro che mezzi di supporto per un contenuto. Quel che conta è ciò che leggiamo e la sua qualità, non il supporto di cui ci si serve per veicolarlo. Ovviamente è preferibile che tale supporto sia piacevole, pratico e moderno, ma dovrebbe essere abbastanza indifferente, per noi, acquisire informazioni e conoscenza da un libro piuttosto che da un e-book o dalle pagine Internet. L’essenziale è che il nutrimento sia veramente tale. Tutto qui. Certamente l’e-book soppianterà il nostro caro vecchio libro, è giusto (per vari motivi) ed inevitabile. Nostro compito, a mio avviso, è soltanto quello di non farci incantare/ingannare dall’ultima trovata tecnologica, poiché in definitiva, come avevano capito gli antichi cinesi, non bisogna rimanere incantati davanti al dito, ma guardare la luna.

      Pubblicato da Francesco | aprile 26, 2010, 1:08 pm
  2. @Techno: la tua dieta di letture rappresenta sostanzialmente quello che sta accadendo tra i lettori, anche il sottoscritto, di fatti, legge molto di più sul supporto schermo che sul supporto carta. Leggo e sento commenti in giro che riproducono la tipica ansia degli apocalittici, ansia che si traduce nella palpabile nostalgia del ‘caro e vecchio libro’. Credo sia naturale, direi fisiologico. La fortuna dell’osservatore oggi è quella di vivere in una fase di transazione ricca di ipotesi, gonfia di perplessità, che rende ancora più affascinante non solo l’analisi dei media, ma, soprattutto, delle persone che usano i media.

    @Francesco: io penso che i nutrimenti sono rapportati a ciò che si desidera da qualunque media. Dici bene quando poni una distinzione tra supporto e qualità dei contenuti. Però è interessante la reazione ai cambiamenti tecnologici che, spesso, a seconda della posizione che si assume, comportano il netto giudizio anche sulla qualità dei contenuti. Io la vedo così: oggi una piccola cerchia, in passato portatrice autorizzata e leggittimata di qualità, si trova a doversi confrontare con un privilegio che non ha più, quello del diritto/dovere di attenzione. L’attenzione spesa per un determinato contenuto, vista l’enorme offerta, comporta una scelta ancor più complessa e quei pochi, in passato opinion leader, sono costretti a tirar fuori la storia della qualità. E quindi:

    i blog non sono di qualità-meglio i giornali;
    i social network servono solo ad alimentare narcisismo e volgarità-meglio i sani dibatitti ospitati sulle pagine dei quotidiani;
    wikipedia è piena di banalità-meglio la vecchia enciclopedia;
    youtube è pieno di violenza e senza controllo-meglio la televisione;
    aNobii accoglie molte recensioni, ma la maggior parte di queste non valgono nulla-meglio il consiglio dell’intellettuale sulla rubrica ‘cultura’ del quotidiano.

    La qualità oggi va cercata, va annusata nell’aria e seguita, va testata e, infine, condivisa. E’ una fatica non indifferente, anzi, questo comporta un dispendio di energie decisamente più elevato rispetto ai consigli dettati dall’alto da quella ristretta cerchia oggi terrorizzata, chiusa in casa ad osservare dalla finestra un presente che non la rappresenta più.

    Grazie mille per i commenti😉

    Pubblicato da patassa | aprile 26, 2010, 4:39 pm
  3. Sono pienamente d’accordo con te e condivido con la tua analisi spietata sulla cerchia degli eletti e sulle loro anilsi su cosa è “di qualità” e cosa non lo è!

    Non si giustificherebbero altrimenti tentativi come quelli del gruppo di “Murdock” di far pagare per le notizie, o quell’altra del bollino sulle news per comprovarne la “bontà” della fonte!
    Tutto secondo l’assunto che la voce del blogger non è “autentica”, “vera”, “attendibile” e che tutto questo inoltre impoverisce l’informazione (non loro!!🙂 )

    Oggi purtroppo per loro, chiunque può scrivere un libro o un articolo e auto pubblicarselo; saranno i lettori a decidere quale qualità vogliono e premiare il meritevole!

    Questa è la mia opinione!

    Pubblicato da Techno | aprile 26, 2010, 5:21 pm

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