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diario

Veniamo in pace, sempre

A coprire il cielo un enorme astronave, l’ennesimo colosso spaziale parcheggiato sulle teste dei newyorkesi. Con una differenza però, questa volta la pancia dell’astronave si trasforma in un maxi schermo dove appare una bella donna, carnagione leggermente scura, labbra carnose e sguardo celestiale. Nessuna catastrofe. Tutti i cittadini, prima spaventati a morte, ora stanno con il naso all’insù e sembrano quasi incantati dal volto della donna. Questa si presenta come leader dei visitors, alieni provenienti da un altro pianeta, “veniamo in pace, sempre” afferma e il suo volto rassenera tutti.

Inizia così V, il remake di Visitors, una vecchia serie televisiva cult anni Ottanta. Qualcuno ha definito sia la vecchia serie che questa nuova edizione “fantascienza sociologica”, ed in effetti esistono diversi motivi per essere d’accordo con una simile interpretazione. I visitors si presentano sotto sembianze umane, la loro bellezza però è un involucro che nasconde creature aliene. Il loro incontro con gli esseri umani appare pacifico: la loro promessa è di risolvere i gravi problemi che affliggono l’umanità, tra questi la presidentessa propone subito l’accesso gratuito al sistema sanitario. E questo non può che suscitare apprezzamento da parte di chi la ascolta, in poco tempo i visitors ottengono la fiducia degli esseri umani. In molti hanno visto nell’atteggiamento dei visitors un chiaro accenno degli autori delle serie all’ascesa di Obama e alla sua politica, i temi toccati (in primis la sanità) e la capacità di persuasione dal leader alieno sembra avere molte connessioni con la popolarità raggiunta dall’attuale presidente americano durante la sua campagna elettorale. Il punto di vista offerto dalla serie televisiva rende tutto un po’ sinistro ed inquietante e negli States non sono mancate le polemiche. Ma personalmente non mi interessa questo aspetto.

Mi interessa invece la natura narrativa della prima puntata, sembra quasi un’analisi su come un cambiamento repentino negli equilibri sociali, in questo caso la comparsa di una civiltà aliena più evoluta pronta, apparentemente, ad aiutare quella umana più goffa ed arretrata, possa manifestarsi e sbriciolare in pochi istanti quelle fonti d’autorità che, fino a poco tempo prima, la società considerava tali. Ne ho individuati tre guardando la puntata.

Il giornalismo. L’anchorman di uno dei principali telegiornali americani viene letteralmente ingaggiato dalla presidentessa aliena per un’intervista, l’intento dei visitors è quello di farsi conoscere e rassicurare tutti quelli che ancora nutrono dubbi. Il giornalista, però, poco prima di andare in onda, scopre che le domande saranno concordate con gli alieni, non ci dovrà essere da parte sua nessun atteggiamento che possa mettere in cattiva luce il leader dei visitors. Ciò suscita inizialmente lo sdegno dell’anchorman, subito placato, ed infine messo a tacere, dalla promessa di una carriera sfavillante.

La chiesa. Gli alieni curano le malattie, lo testimonia il credente abituale di una chiesa di New York che presentandosi con le proprie gambe urla al miracolo. Gli alieni possono sostituirsi alla fede? Il sacerdote anziano, constatata la guarigione del fedele, pensa che gli alieni siano un segno divino. Il prete bello, prestante e americanamente mascelloide non crede a tutto ciò e prende parte alla resistenza (per ora) silenziosa contro i visitors.

La rete. L’agente FBI che indaga sui visitors, divorziata e con un figlio adolescente, dovrà scontrarsi contro il crescente atto di fede di quest’ultimo verso gli alieni. La rete viene dipinta come luogo di persuasione, di emulazione, di pura propaganda capillare. Il figlio dell’agente infatti è nel web che raccoglie informazioni sui visitors, è nel web che pubblica i suoi video mentre disegna una V rossa sul muro e se la ride, ed inneggia agli alieni. La posizione assunta dagli autori quindi è davvero critica, direi provocatoria, lontana dai concetti di partecipazione e di collaborazione che negli Usa, e nel resto del mondo, tenevano banco analizzando il caso Obama e l’uso che ha fatto della rete. Aldilà della fiction, V merita di essere osservato anche per questo suo lato altamente critico, direi quasi conservatore. Attendo la prossima puntata, vediamo che combinano questi alieni.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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