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diario

Avatar e le possibili rivendicazioni identitarie

Immagine dal film Avatar

Ho visto Avatar in 3D. Ho indossato questi splendidi occhialoni con montatura da nerd accanto ad una coppia di adolescenti con scarpe da ginnastica lievemente maleodoranti che hanno aumentato l’esperienza visionaria del film.

Sono due le riflessioni che vorrei riportarvi qui, nel blog, dopo averci pensato un po’ in questi giorni. La prima riguarda il lato tecnico del film. Insomma, si parla tanto di Avatar soprattutto per i suoi splendidi effetti speciali e le notevoli innovazioni tecniche che Cameron ha sfruttato. La ricostruzione di un mondo onirico come quello di Pandora lascia semplicemente a bocca aperta. I personaggi sono immersi in un ambiente riprodotto nei più piccoli particolari: piante dalle forme e dai colori stravaganti, animali dalle fisionomie sognanti (sembrano creature fantasiose medievali), particelle e materia di diversa natura che aumentano l’effetto di realtà proposto dal film. E poi, da non dimenticare, la profondità offerta dal 3D (anche se non ci sono così tante scene dove l’immagine “buca” lo schermo).

La storia, invece, è quella che è. Lo schema è un classico: il personaggio principale è tra i buoni che si battono contro i cattivi, poi il protagonista viene a contatto con questi cattivi e scopre che così cattivi non sono, e allora i cattivi diventano buoni, ed i buoni si trasformano in cattivi. Effettivamente i commenti che individuano in Avatar una sorta di Pocahontas fantascientifico, centrano una giusta somiglianza. Il popolo che abita le foreste di Pandora difende il proprio territorio contro gli intenti distruttivi degli esseri umani alla ricerca delle risorse naturali da rivendere nei mercati. Da una parte creature autoctone, con un forte attaccamento verso la loro terra, dall’altra la brama di potere degli uomini di affari, che in giacca e cravatta sono disposti a calpestare qualsiasi cosa per raggiungere un obiettivo. La storia può essere vista attraverso conflitti stereotipati che ben conosciamo come indigeni contro colonizzatori, indios dell’Amazonia contro le multinazionali, indiani contro cow boys, ma anche iracheni contro americani e, perché no, leghisti contro immigrati. Tutti questi accostamenti sono possibili in Avatar, e allora la metafora racchiusa nella storia può trasformarsi in un perfetto esempio di rivendicazione della propria identità da parte di alcuni gruppi (che si sentono, o si trovano, in una condizione di difesa) verso altri gruppi. Non è un caso che il governo cinese abbia deciso di cancellare la programmazione della pellicola standard, quella senza occhialoni per intenderci, quella più economica, impedendo alle fasce sociali più basse la visione del film.

La manipolazione di una storia per legittimare i propri fini è una pratica antica. Pensando ai giorni nostri mi vengono in mente i manifesti della Lega Nord che facevano propri i valori degli indiani d’America per manifestare il pericolo di un’invasione degli stranieri nel settentrione, e di conseguenza comunicando il rischio di divenire una minoranza messa alle strette. Le vicende del popolo na’vi sono perfettamente convertibili per un fine simile, minoranze o presunte tali potrebbero far uso di un bel faccione azzurognolo per rivendicare la propria identità.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

Un pensiero su “Avatar e le possibili rivendicazioni identitarie

  1. Sono andato a vedere anche io questo splendido film ieri.
    Automaticamente ho fatto il collegamento tra i na’vi e i padani..
    Essendo proprio di quell’opinione politica mi sono sentito proprio come i na’vi, schiacciato dai militari di un altro mondo che vengono per soldi nel mio..

    Pubblicato da iL FaGiAnO | febbraio 15, 2010, 10:18 am

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