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L’insofferenza della politica italiana per gli spazi liberi e partecipativi

Il giorno dopo il gesto di violenza di Tartaglia nei confronti di Berlusconi ho preso a scrivere su Facebook finti dispacci Ansa. Notizie assurde, al limite del surreale, ma capaci di sopravvivere nel clima mediatico del paese, con un pizzico di ironia in più mi sono distaccato dall’assurdità delle informazioni e magari ho sdrammatizzato un po’. Naturalmente nel social network non sono stato l’unico a scrivere, il caso della miniatura del duomo ha tenuto banco. Pareri opposti e contrastanti sulla vicenda: da una parte chi esultava, dall’altra chi si sdegnava, effetti già visti in Facebook soprattutto quando un evento di carattere nazionale investe con forza l’opinione pubblica. L’episodio del gruppo “Solidarietà a Silvio Berlusconi”, che fino a poche ore prima del fatto era invece un gruppo destinato ad una campagna per il terremoto in Abruzzo, travasando circa due milioni di contatti, sta a testimoniare il clima di scontro in rete. Senza considerare un numero elevatissimo di gruppi a sostegno di Tartaglia o di Berlusconi. Non sono mancate parole forti, come spesso accade in questi casi, le stesse che lessi dopo la morte di Eluana Englaro dove, anche in quell’occasione, nacquero opposte fazioni nel social network che si fronteggiarono a suon di gruppi pro o contro facendo uso di un linguaggio simile a quello letto in queste ore.

C’è pero da constatare un approccio diverso della politica per i due episodi riportati. Nel caso della Englaro l’attenzione alle forme di dibattito in rete non sono state al centro dell”attenzione, per la vicenda Tartaglia-Berlusconi invece ecco che la rete trova spazio tra le parole del mondo politico. E la presa di posizione della politica è dura: porre un controllo a tutto questo.

Quando un politico di turno parla di “siti e blog” parla di tutto e parla di niente. Spesso confondono gli strumenti che la rete offre, sintetizzano in nome di questa inquietante semplificazione che serve solamente a giustificare la loro incapacità nell’affrontare problemi complessi di una società complessa come la nostra. Ad esempio, citare con tono di condanna un numero elevato di partecipanti ad un gruppo controverso su Facebook (che non è un blog) e non considerare che, in quel gruppo, ci sono iscritti che fanno numero, ma che si oppongono con forza a quello che viene ribadito dal gruppo, è sinonimo di poca attenzione per questi meccanismi. Basta la frase “apologia di reato” e “siti violenti” a giustificare il loro intervento.

I media generalisti fanno il lavoro sporco, anche loro semplificano, di solito dipingendo con tinte forti ed omogenee i casi in agenda. Le reazioni della rete al caso di ieri sono tutte, ma proprie tutte, dai toni negativi, il messaggio (semplificato) che passa è che in rete si produce violenza, allora è automatico far pensare a chi si nutre di quel messaggio (sempre semplificato) che la rete va controllata. È la stessa logica della caccia al romeno innescata poco prima delle elezioni amministrative e che ha visto Roma come protagonista (a proposito, quanta attenzione viene data oggi da parte dei media generalisti ai casi di stupro nella capitale o nelle altre città italiane?).

E allora cosa si prospetta? Niente di buono. Le misure che il governo ha intenzione di prendere potrebbero rivelarsi un duro attacco alla libertà di espressione in questo paese. Il ferimento del premier potrebbe rivelarsi una grande opportunità per tutta la politica, si metterebbe mano su uno strumento come la rete che, di fatto, si oppone con gran forza alla logica della semplificazione. Inserirsi nel flusso delle conversazioni che in rete trovano spazio è un desiderio irrefrenabile per qualunque politico nostrano che si trova, di questi tempi, a vivere in un paese fortemente disilluso e decisamente scollato dalla vita politica. Le conversazioni appunto, queste si contraddistinguono per la loro immediatezza e bassa riflessione, pensiamo alle conversazioni che avvengono per strada, in un bar, nell’autobus o, peggio ancora, in attesa dell’autobus. Si mescolano luoghi comuni, stupidate, insulti, minacce, ma anche riflessioni acute, scambi di idee e, perché no, scoperta dell’altro di chi attende con noi l’autobus o sorseggia un caffè bollente. Tutto ciò nella massima libertà. Pensiamo se ciò venisse negato, non sarebbe un grave danno alla democrazia del nostro paese? Credo proprio di sì. Di fatto è quello che si prospetta per la rete ma, come scritto precedentemente, ciò non sembra allarmare più di tanto perché viene posta una netta divisione tra la strada, il bar, l’autobus e il web.

Non cadiamo nel tranello, l’intento politico è fin troppo evidente: mettere dei paletti alla libertà di comunicare e di conseguenza di organizzarsi attraverso la rete. È questo ciò che spaventa di più ad una classe politica tristemente ripiegata su se stessa. La manifestazione del No B Day è stata forse l’espressione più matura di quell’organizzazione dal basso che ha scavalcato le strutture partitiche per riportare in piazza una partecipazione massiccia e attiva. Ciò che più mi preoccupa è che queste mie riflessioni oggi non trovano una sponda tra chi siede tra i banchi del Parlamento e del Senato. Il timore più grande, è che le esigenze dei cittadini non trovino più spazio nei programmi dei partiti. Non è un caso che la rete accolga istanze lontane dalla politica, perché la rete è la strada, è il vivere quotidiano della gente, è quello che i cittadini di questo paese sentono ed esprimono. Se la politica indica il web come un covo di violenti, come considerare un qualsiasi comizio della Lega Nord? È una delle tante contraddizioni di questa politica che si nasconde dietro un dito per poter legittimare, giorno dopo giorno, l’insofferenza verso gli spazi liberi e partecipativi.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

2 pensieri su “L’insofferenza della politica italiana per gli spazi liberi e partecipativi

  1. Chiudere un blog?Non scherziamo.La comunicazione deve essere libera e ogni cittadino deve,nella forma che crede,esprimere la propria opinione nel rispetto del prossimo. Prima di tappare la bocca hai cittadini non sarebbe meglio che i nostri eletti imparino il rispetto per noi che li abbiamo elevati a guidarci, cosa che non sanno fare.DX SX per pari sono, valgono come il 2 di briscola, se anche la gente si immobilizza la partita è chisa in perdita. Buone feste a tutti.

    Pubblicato da antonio | dicembre 16, 2009, 7:33 am
  2. Ciao Antonio, purtroppo lo scollamento tra la strada e la politica è epocale, e FB fa paura (alla politica) per questo. Si mettono in piedi ragionamenti traballanti pur di parlare, pur di lanciare slogan ancora confezionati sullo standard televisivo. Sentire un’interpretazione della società da parte di qualche politico italiano, oggi, quasi nel 2010, è disarmante. E la rete fa paura perché mette in discussione tutto questo. Buone feste anche a te 🙂

    Pubblicato da patassa | dicembre 18, 2009, 3:22 pm

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