//
Stai leggendo...
diario

Senza narrativa dal 1971

Sull’ultimo numero di Internazionale (n. 824 del 4/10 dicembre) c’è un interessantissimo articolo del giornalista inglese David Randall dal titolo “Ho smesso di leggere i romanzi”. La storia è questa: dal 1971 Randall dichiara di non leggere più un’opera di narrativa, “ero seduto nella mia stanza a leggere un romanzo, quando all’improvviso mi venne in mente che avrei usato meglio il mio tempo leggendo un libro di storia, la materia in cui mi stavo laureando”. Mi salta in mente subito una domanda, quale romanzo così terribile stava leggendo il povero Randall per mettere fine al suo rapporto con la narrativa? A parte gli scherzi, il giornalista da quel momento ha deciso di aprire solamente libri che contenevano fatti, cose reali, dove nessuna fantasia poteva intaccare l’oggettività di quella storia e il suo ancoraggio a tutto ciò che viviamo. E fino ad oggi questa scelta sembrerebbe soddisfarlo. Scelta che comporta una netta divisione tra ciò che è fantastico e ciò che è reale. “In conclusione, quello che penso della narrativa è che se un fatto o un personaggio sono plausibili, non ho alcun desiderio di leggere il frutto della fantasia di uno scrittore. Per me la fiction ha valore solo quando non cerca di riprodurre la realtà”. Insomma, il fantastico da una parte e il reale dall’altra. Detta così sembra sostenibile come affermazione: Il signore degli anelli è pura fantasia, frutto dell’immaginazione di Tolkien che ha costruito un vero e proprio mondo autonomo; niente a che vedere, ad esempio, con Gomorra, dove i fatti concreti sono i protagonisti del libro. Ma il libro di Saviano racconta fatti organizzati su una struttura narrativa che scandisce con un ritmo tipico da fiction ciò che l’autore ha vissuto. Entrambi i libri risultano particolarmente amati dai lettori, il motivo sono senza dubbio le storie, ma anche, e soprattutto, l’abilità nel raccontare sentimenti e di emozionare. Materiale umano i sentimenti, roba che scavalca qualsiasi confine tra ciò che è reale e ciò che è fantastico, e il lettore prova delle sensazioni di pura empatia con le azioni svolte dai personaggi delle storie. Il risultato è lo stesso.

Dalla narrativa ho imparato e continuo ad imparare del mondo e di chi lo abita. Nessun libro pieno zeppo di fatti può sostituire una pagina di un racconto che indaga (anche attraverso la fantasia) sul chi siamo noi. Grazie alla simulazione della fiction, alla finzione delle azioni narrate, si impara a conoscere, si simulano situazioni, si studiano e si analizzano comportamenti che quotidianamente proviamo sulla nostra pelle. Mi viene in mente una frase splendida e illuminante di Boris Vian (qui da poco recensito) che scrive “questa storia è totalmente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi”.

Postilla: Internazionale ha aperto uno scambio di idee tra i lettori e Randall su Facebook. Risultato? Parecchi lettori hanno condiviso i loro parere e ne è nato un bel dibattito sul tema. Il settimanale usa in modo intelligente la rete e in particolare lo strumento dei social network. Imparate giornali, imparate, senza partecipazione oggi fare notizie ha poco senso. Complimenti a Internazionale.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

2 pensieri su “Senza narrativa dal 1971

  1. Ho letto l’articolo di Randall su Internazionale, e finalmente ho trovato qualcuno che la pensa come me. Ho fatto, da tempo, la scelta di leggere solo saggistica per mancanza di tempo. O meglio mi sono accorto di avere accumulato un tale ritardo che se mi mettessi a leggere tutta la narrativa che dovrei aver letto, non mi basterebbe il tempo. Per questo la scelta di leggere solo i saggi, e di usare la narrativa come forma esplicativa di tipi o situazioni sociali. Ho letto il Gattopardo perché presentava uno spaccato della società italiana meridionale in un momento di passaggio che si rivelerà molto importante. Ho letto Roghi fatui (Adriano Petta) perché descriveva un periodo storico preciso, quello della persecuzione dei Catari. Leggerò i racconti della Kolima perché mi aiuterà a capire cosa ha rappresentato la condanna ai lavori forzati in Siberia. Chi vuol capire cosa era la società russa deve leggere gli autori russi (ovvietà direte). Va da se che quanto detto vale per me e non vuole essere assolutamente un modo di leggere che si può imporre a tutti. Ognuno deve trovare, se vuole, il suo modo di leggere e quello che gli piacerà leggere. L’importante è, secondo me, comunque leggere.

    Pubblicato da sociologo | dicembre 16, 2009, 9:44 pm
  2. Ciao Angelo! A me sembra che fiction e non-fiction oggi siano sempre più vicine. Le forme si mescolano e la narrativa trova una vera e propria esplosione anche nella saggistica. Per studio ho letto “Uno per uno, tutti per tutti” di Clay Shirky, un saggio che affronta il tema della collaborazione in rete. Bene, il primo capitolo narra, nel vero senso della parola, un episodio di collaborazione in rete: è avvincente e si legge come un romanzo.
    Sono d’accordo: l’importante, comunque, è leggere. Grazie per l’intervento!🙂

    Pubblicato da patassa | dicembre 18, 2009, 3:35 pm

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Tweet dal Patassa

Vecchi post

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: