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Michela Murgia su Second Life, spazi aperti per il confronto

Mercoledì scorso ho avuto l’occasione di poter partecipare ad una presentazione/dibattito di un libro su Second Life. Era la mia prima volta nell’ambiente tridimensionale e partecipativo online. L’occasione è stata ghiottissima: la presentazione di Accabadora, l’ultimo romanzo di Michela Murgia (avevo scritto qualcosa un po’ di tempo fa, comunque ripeto il mio consiglio a leggervelo al più presto) organizzata dalla comunità Sardigna su Second Life. Oltre a parlare del libro, sono state toccate diverse tematiche riguardanti più da vicino la Sardegna, il suo linguaggio, la sua cultura, quella che era e quella che oggi è, il tutto coordinato da Mario Pireddu. Non sono un grande conoscitore dell’isola. Ecco perché il libro della Murgia mi pare un’ottima occasione per avvicinarsi un po’ di più a questa terra e lasciarsi guidare da una storia magnetica e scritta egregiamente. Immergersi nella realtà trasmessa dal romanzo vuol dire sfuggire da quei terribili luoghi comuni che contraddistinguono la Sardegna. Luoghi comuni che se analizzati risultano ottimi strumenti per affievolire, o addirittura far dimenticare, le memorie di chi vive l’isola, e non solo per costruire un’immagine stereotipata da trasmettere all’esterno.

Lo spazio messo a disposizione dalla comunità di Sardigna su Second Life mi sembra voler ricalcare alcune considerazioni che sono emerse durante l’incontro, dove sono stati discussi concetti come apertura e cultura, appartenenza e orgoglio. È uno spazio, quello di Sardigna, che si spende sui concetti riguardanti questa terra, ma non si chiude in se stesso, anzi, è aperto, si identifica ma non chiede a chi ne prende parte di identificarsi a senso unico. Questo a mio giudizio è un atteggiamento importante, da sottolineare perché sempre più raro in un’Italia che di questi tempi si chiude nella logica leghista. Una logica incalzante e diffusa, basata sulla semplificazione dei rapporti con gli altri e, ancor di più, del rapporto con la propria terra. Si stravolgono le radici culturali di un territorio pur di rivendicare una differenza tra chi è nato lì e chi ci è arrivato, e nascono casi come quello di Coccaglio in provincia di Brescia, dove un sindaco mette in moto l’operazione “White Christmas” vera e propria pulizia razziale. Capire la differenza tra cultura e orgoglio vuol dire mettere da parte la semplificazione e provare a rapportarsi con la complessità. Compito per chi se la sente e non accetta un paese semplice è mettere in gioco le proprie forze per far capire la complessità, tentare di non ridurre, anzi, di ampliare e diffondere. Mercoledì scorso ho partecipato a qualcosa del genere e ne sono uscito arricchito, perché io sono fatto di tante cose. Anche di queste.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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