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diario

Ironia e pubblicità, da Homer agli “uomini della farina”

HomerSimpson

Vi ricordate quegli spot televisivi di una volta terribilmente falsi? Dove sorrisi smaglianti e facce di plastica occupano tre quarti dello schermo per promuovere il quarto mancante, il prodotto appunto. Situazioni stucchevoli, al limite del paradosso facevano da contesto alla pubblicità: famigliole trepidanti di fare colazione assieme mostrando tutti, cane compreso, volti rilassati e perfetta sintonia con il quadro familiare e il mondo fuori alla finestra (in perenne primavera) pronto ad accoglierli a braccia aperte. Ancora oggi è facile imbattersi in queste pubblicità, si replica facilmente al modello di falsa felicità, eppure è allo stesso tempo più facile avvertire questa sensazione di finzione. Penso agli spot della Mulino Bianco, da sempre paradigma del finto candore familiare, da sempre adottano lo stesso stratagemma, quello di dipingere un mondo finto fatto di camicie bianchissime, denti altrettanto e bambini biondi ed innocenti. Cosa è cambiato rispetto al passato? A questo punto tiro in ballo David Foster Wallace è il suo Tennis, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più, un libro eclettico che raccoglie i pensieri dello scrittore americano purtroppo recentemente scomparso. Nel suo capitolo dedicato alla televisione, dove i pensieri di Wallace spaziano su tutte le tematiche che ruotano attorno al concetto di tv, un paragrafo è dedicato proprio alla pubblicità e all’ironia. Cosa lega questi due aspetti?
Andiamo con ordine. Wallace prende come esempio una pubblicità della Pepsi trasmessa soprattutto tra il 1985 e il 1986. In una spiaggia affollatissima c’è un tipo in furgoncino che si apre una lattina di Pepsi ghiacciata. Il furgoncino in questione è speciale, ha un sistema di amplificazione che permette di far udire tutti i rumori provenienti dall’abitacolo. Il frizzare della Pepsi coglie l’attenzione di tutti i bagnanti, il sorso del tipo dentro il furgoncino, concluso con un bel sospiro soddisfatto, fa vibrare la spiaggia intera che si affolla attorno al furgoncino che, naturalmente, vende le lattine. Wallace, come qualsiasi altro telespettatore medio, definisce stupido il comportamento dei bagnanti: si accalcano come una mandria impazzita attorno ad un venditore ambulante di Pepsi. Conseguentemente la stessa pubblicità entrerà a pieno titolo nella categoria di quelle pubblicità ricche di stucchevoli scenette profondamente false. Ma leggete un po’ cosa ne pensa Wallace: «Lo spot mette in luce con la massima franchezza ciò per cui gli spot sono largamente disprezzati: l’uso di un tipo di seduzione primitiva e ingannevole per vendere merda zuccherata a persone la cui identità si esaurisce nel consumo di massa». Insomma, si tratta di pura autoironia finemente costruita. Quelli della Pepsi lo sanno benissimo che tu, seduto sul divano, non ti abbasserai mai ad accalcarti tra una folla unta e sudata per accaparrarti una lattina fresca, tu cerchi il consumo individuale e privilegiato. La televisione comunica quotidianamente questa inclusione/esclusione dalla massa di telespettatori. La folla funge da parodia, da strumento per accendere nello spettatore l’ironia. Per Wallace questa strategia caratterizza da tempo la comunicazione televisiva, «Fate un confronto tra il modo in cui venivano presentati i personaggi che incarnavano l’onestà e l’autorità di trasmissioni dell’era pre-ironica […] il Capitano Kirk di Star Trek [da una parte] e Homer dei Simpson [dall’altra]», due mondi opposti. Homer è il paradigma della demolizione sistematica di qualsiasi costrutto in passato tutelato o meglio ancora glorificato dai media. In alcuni episodi Homer prende parte ad azioni di massa, tipo il linciaggio verso un indifeso, la difesa di quei valori bigottamente reputati americani, il superficiale attaccamento verso abitudini negative (come lo spreco di cibo, l’inquinamento ecc). Si mescola in quella massa grottesca che funge da ironia metaforica sulla società americana, a volte è lui stesso a mobilitare quella folla impegnandosi in impietose arringhe ricche di luoghi comuni, smodate accuse e terribilmente comiche. Se, al termine di ogni episodio, Homer tenterà di riflettere sui sbagli compiuti (spesso aiutato da Lisa, stereotipo del progressista americano), il telespettatore è consapevole che nella prossima puntata cascherà nello stesso identico errore.

Con l’ironia si manifesta un vero e proprio cinismo verso le autorità, compresa quella televisiva. Per Wallace questo va a vantaggio della stessa televisione: «[…] nella misura in cui la tv si riferisce esclusivamente a se stessa e smonta gli standard convenzionali come ormai privi di valore, essa risulta invulnerabile agli attacchi dei critici per i quali ciò che trasmette è brutto e superficiale e volgare». Per tornare e per concludere con la pubblicità, avete presente quella del Mulino Bianco che promuove i filoni da tavola? Ecco, in quel caso, tutto ruota attorno ad una sottilissima ironia suggellata dagli “uomini della farina”. Il laboratorio notturno, i tipi che fanno svolazzare farina nell’aria, il bambino, alla scoperta di quest’attività misteriosa che dichiara che gli “uomini della farina” vivono nelle nuvole. Insomma, è facile per il telespettatore associare il mondo descritto dal bambino insonne ad un laboratorio clandestino di cocaina. Non credo nell’ingenuità del messaggio e trovo molte assonanze con ciò che ha scritto Wallace a riguardo: l’intento è quello di far passare sottotraccia una fine autoironia. I risultati possono essere la semplice associazione ironica del telespettatore al momento dell’esposizione allo spot (e alla sua ripetizione nel tempo) o la parodia vera e propria messa in piedi con una certa dose di creatività, come nel video qui sotto. Attenti agli “uomini della farina”, le loro strategie di persuasione sono infallibili. Ridacchiando e senza capirne il motivo vi ritroverete a sbocconcellare il “soffice” pane da tavola.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

Un pensiero su “Ironia e pubblicità, da Homer agli “uomini della farina”

  1. Sinceramente… Io questa associazione non l’avevo mai fatta O_O Sarò ingenua?:D Vivo forse pure io nel mondo delle nuvole come gli uomini della farina?😄

    … Conosci l’uomo focaccina? …Che vive nella farina? (Cit.)

    Pubblicato da imedith | ottobre 14, 2009, 2:48 pm

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