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Libri e televisione, linguaggi incompatibili?

Book-tvTelevisione e libri, un rapporto non facile, due media dove si sono sedimentati significati diversi. Se la televisione rappresenta l’immediatezza, una collettività e unicità rappresentata dall’immagine, il libro invece mostra confini meno netti, maggiore interpretazione e minore immediatezza. Due linguaggi diversi, insomma. Due linguaggi incompatibili? I numeri parlano chiaro, si legge poco e si guarda molta televisione nel nostro paese. Questo è un dato assodato. E i numeri possono essere anche mezzo di misura dei pubblici: i lettori piccole nicchie, i telespettatori grandi audience. Spesso questa rappresentazione in numeri comporta una semplificazione dei pubblici che, prima di tutto, vengono assurdamente separati. Se sei lettore non sei telespettatore e contrario. Un distinguo che sembra più uno stereotipo e che vede il lettore quotidianamente critico nei confronti della televisione, e il telespettatore disinteressato a tutto ciò che viene raccontato su carta. Invece i pubblici si mischiano, convergono e assumono forme difficili da tracciare, o meglio ancora da semplificare. Quello tra piccolo schermo e scrittura è un legame profondo, ormai quasi scontato. Penso alla narrazione e a tutto ciò che da carta è diventato immagine e, perché no, anche il contrario.
È interessante a tal proposito l’intervista a Marino Sinibaldi pubblicata sul numero 811 dell’Internazionale. Il conduttore della trasmissione radiofonica sostiene che il linguaggio del libro e quello della televisione siano incompatibili. Tempi e narrazioni diverse. In effetti, pensandoci un po’ su, i programmi televisivi dedicati ai libri o che trattino anche di libri, sono pochi e tenuti al margine della programmazione. Penso alla trasmissione domenicale Per un pugno di libri (c’è ancora?) che mescola intrattenimento con un invito, un po’ troppo scolastico, alla lettura. E penso anche a Cult Book, che sul palinsesto di Raitre trova un angolino il giovedì a mezzanotte e quaranta minuti (gli orari assurdi del servizio pubblico) e che va in replica la mattina, credo, del lunedì. Ma in questo caso è il libro in quanto tale ad essere personaggio fondante delle trasmissione, non è una sua reinterpretazione per un linguaggio televisivo. Cult book, ad esempio, prova a far interagire questi due linguaggi e, a mio parere, riesce a porsi su un buon compromesso (che risulta oltretutto piacevole). Si tratta di narrare il libro, descriverlo attraverso un mescolarsi di immagini, citazioni, interventi e, appunto, storie che rendono il libro stesso un racconto, un elemento di fiction.  I punti di contatto esistono, vanno cercati e migliorati. Non è un problema di metodo, di differenza di linguaggi, credo sia più uno stereotipo culturale e in questo Sinibaldi ne è certo: «in Italia il libro è sempre stato un oggetto di culto da parte di una minoranza che si sente superiore, ma non lo è». Ecco, partiamo da questo.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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