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Recensione

Non una, ma due recensioni

Per sdebitarmi del lungo silenzio eccovi due recensioni dalle mie ultime letture. Due libri diversi, due autori italiani, due storie niente male.

mia sorella è una foca monacaC’è una cosa che mi infastidisce un bel po’ quando si parla di un romanzo (e che a volte faccio anch’io pur promettendomi di non farla) è quella di trovare, per forza di cose, un altro libro che possa definire il romanzo in questione. Lo so, è normale, è un modo per poter avvicinare chi ti sta ascoltando/leggendo a capire di cosa diavolo stai parlando/scrivendo. Però a volte è anche riduttivo. Così vale per il romanzo di Christian Frascella Mia sorella è una foca monaca, leggendo in giro c’è chi lo paragona (per commentarlo positivamente o al contrario per stroncarlo definitivamente) a Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Appena si parla di giovani, di storie un po’ scapestrate e con una certa dose di ironia, subito scatta la molla Jack Frusciante. No, per me il libro non ha nulla a che fare con Brizzi e la sua storia. Il ragazzo di questa storia è un classico attaccabrighe borioso e sfacciato, uno con gli attributi fumanti, dice, ma che poi le prende (e sviene) da Chiara, la ragazza che lavora all’alimentari e che gli piace. È uno che dice di mordere, di far male, ma all’atto compiuto, si ritrova con il naso fracassato, le ossa doloranti e un faccia grossa come un pallone. Il ragazzo incassa a volontà, ma non si da per vinto per tutto il romanzo, a volte sembra quasi ostinarsi a vedere la realtà come lui se la immagina, e non come in verità è. Poi ci sono tutti quei personaggi  che popolano il romanzo, grotteschi e un po’ paradigmatici, appesantiti da una vita grigia. La sorella di questo ragazzo è una timorata di dio, casa e chiesa, innamorata del perfetto sfigato, il padre dopo aver toccato il fondo diverse volte, ora prova a cambiare la sua vita frequentando una nuova donna. Il libro ha una dote: è leggero e segue un percorso, sì già battuto, ma senza intralci o macchinose contorsioni. Non vedo perché un libro con poche elucubrazioni o infiniti pistolotti debba per forza essere declassato a “leggero”. La leggerezza (che è un dono, ripeto), credo si può manifestare anche in un libro divertente e che terminato lascia qualcosa, anche solo un po’ di leggerezza.

ladro di sogniLadro di sogni di Sergio Paoli è un’altra piacevole lettura. Come avevo scritto precedentemente, ho avuto modo di conoscere prima in rete, poi di persona, l’autore del romanzo. Durante la presentazione del libro, si è parlato anche di come un libro possa riflettere il carattere dell’autore. È vero, il noir in questione è sì una storia nera e quindi sempre pronta a mostrare sotto il naso del lettore un certo imprevisto, ma il tutto è dosato con una certa accuratezza, senza piastricci o sbavature. La stessa impressione me l’ha trasmessa Sergio Paoli mentre introduceva la storia. Si parla di paure in Ladro di sogni, paure per gli altri, paure per chi appare diverso, paure che possono trovare pace con la classica affermazione “si stava meglio quando si stava peggio” seguita da un ammiccare deciso da parte di qualche politicante di turno, pronto a tutto per l’affermazione elettorale. Tutto poi è bello e confezionato sotto la parola sicurezza. Il vicecommissario Marini si trova tra le mani un ingarbugliato episodio: una casa mobile prende fuoco, dentro un italiano muore carbonizzato, di fronte un campo rom. Un caso difficile ambientato nel settentrione terrorizzato e aizzato da moti mediatici abilmente tramati nel buio da individui misteriosi. Una bella storia raccontata non solo con immagini, ma anche con vere e proprie riflessioni che fanno capolino qua e là all’interno del romanzo e che forse potrebbero sopravvivere anche senza l’impianto narrativo che le racchiude.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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