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diario

A che ora è la fine dei blog?

la fine dei blog2Siamo davvero giunti alla fine dei blog? Un articolo di qualche settimana fa pubblicato su Wired profila, o meglio, dichiara il tramonto di questo strumento. A confermarlo ci sono i numeri: stando a quanto dice Technorati nel 2008 si contavano intorno ai 133 milioni di blog, di questi però solo 7,4 milioni erano stati aggiornati negli ultimi tre mesi. Un vero e proprio esodo. Sì, ma dove? Probabilmente verso Facebook e Twitter. Il primo ormai è diffusissimo nel nostro paese, il secondo all’estero è sempre più popolare, mentre in Italia è ancora in fase di rodaggio. E questi offrono tempi e pratiche nel comunicare molto diversi. Se il blog anni fa veniva messo a confronto con il giornale cartaceo, considerando il post una forma breve, ridotta, dinamica rispetto all’articolo, oggi gli aggiornamenti quotidiani brevissimi pubblicati su Facebook e Twitter sembrano la sintesi dei post. E se i testi non scompaiono, allora si traducono in note condivise sul social network o in link suggeriti su Twitter. Credo, inoltre, che la diffusione di Internet dappertutto, ovvero sui portatili grazie alla connessioni wi-fi, ma soprattutto sugli smart phone influisca molto nella pratica di una comunicazione veloce, sintetica e soprattutto costante. Il tempo di aggiornamento ormai è alla soglia dello zero. Se quotidianamente su Facebook si pubblicano contenuti, questo non accade (almeno per tutti) sul blog. Io stesso ogni giorno, o quasi, aggiorno il mio stato di Facebook, mentre non lo faccio per il blog. Inoltre ho notato che ciò che scrivo su questo blog, spesso, decido contemporaneamente di comunicarlo anche sul social network. Non credo nella fine dei blog, credo, invece, nel declino del loro primato. Riguardo la mia esperienza, il blog non è più al centro della comunicazione, ma è parte integrante di un insieme di strumenti che se usati insieme permettono di espandere ciò che si pubblica. Quindi non pensate di liberarvi di me così facilmente, nonostante tutto, continuo ancora a scrivere su questo blog.

La vignetta è di Hugh MacLeod.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

2 pensieri su “A che ora è la fine dei blog?

  1. Ciao, Andre.
    L’articolo è interessante, ma mi spinge (a fondo) a chiedermi: perché, allora, io mi ostino a non avere un account Facebook…? D’accordo, la comunicazione su questo net è veloce, aggiornata in tempo reale, spalmata su una grande porzione di utenza Internet… ma poi? A parte questo, è sterile, fatta di comunicazioni (di servizio) lampo e pettegolezzi on-line. I blog sono tutta un’altra cosa. L’articolo non dice che è arrivata la fine dei blog, dice invece che gli utenti Internet sono più interessati a cosa ha commentato Giovanni nella foto nel quale è taggato che a dei pensieri espressi per frasi che superano le 16 battute di lunghezza. Sono due cose diverse. E molto tristi.
    Rilancio: ma lo sapevi che molte aziende usano Facebook per comunicare coi propri dipendenti? A me sembra un gradino degradante dell’autostrada della Comunicazione: con tanti strumenti e mezzi che offre Internet, andiamo a prendere giusto giusto quello più “pop”…? Secondo me, denota sia grande ignoranza della piattaforma digitale sia l’anima “pecorona” di noi italiani. E anche questo è molto triste.

    Pubblicato da Shimazu | giugno 25, 2009, 4:22 pm
  2. Uè Pietro,
    per me Facebook e Twitter invece hanno un grandissimo potenziale, quello di espandere ciò che si scrive su un blog. Se si parla di fine dei blog, io provo invece a pensare ad riposizionamento di questi. Non più al centro della comunicazione nel Web, ma parte integrata di un corollario di diversi strumenti a disposizione.
    E’ vero, questi social network generano anche molto chiacchiericcio, ma non è così anche con altri strumenti? Se non c’è divertimento, credo, un mezzo non tenderà mai a raggiungere tutti. Mi ricordo quando i blog presero a far furore in Rete. Si diceva che erano l’esasperazione della vita privata, un diario personale messo a disposizione di tutti, la dimostrazione che le nuove generazioni erano ormai totalmente influenzate dall”effetto Grande Fratello. Te lo ricordi? E poi la cronaca a mostrare a tutti casi in cui giovani o giovanissimi rimanevano coinvolti in storie più o meno piccanti e/o violente e dove c’erano di mezzo i blog, e quindi a giustificare la natura “pericolosa” di questi strumenti. Oggi, invece, assistiamo ad una difesa della genuinità del blog, contro la frivolezza dei social network. Quando si disse, toh guarda, i blog servono anche per raccontare la cronaca in un modo diverso, allora ci si rese conto che il mezzo aveva un suo potenziale. Mi sembra uno slittamento sulla scala dei valori. Insomma, i blog sono stati accettati, si sono integrati, adesso tocca ai social network. Penso al caso Twitter e la situazione attuale in Iran: gli utenti stanno utilizzando un mezzo velocissimo per diffondere non frasette buttate là, ma link che rinviano a blog, video, foto, file audio e notizie ufficiali. Così FB, tra i miei contatti c’è chi ha deciso di non scrivere più sul blog, ma pubblicare le note sul social network e commentarle insieme ai suoi contatti (gli stessi che visitavano il blog). Dov’è la differenza? In fondo l’obiettivo è sempre quello di comunicare, forse cambia la piattaforma, la modalità.
    Ecco perché non mi stupisce se un’azienda utilizza Facebook per comunicare. Perché non dovrebbe utilizzarlo? Dici bene, l’azienda decide di utilizzare lo strumento più “pop”, proprio perché diffuso tra la gente.

    Pubblicato da patassa | giugno 26, 2009, 8:07 am

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