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Comunicare i libri in Rete

Venerdì scorso sono andato a vedermi la presentazione del romanzo Ladro di sogni di Sergio Paoli. Del libro posso dirvi ancora poco perché attende tra la pila di romanzi ancora da leggere, ma sull’incontro vorrei invece spendere due parole. Innanzitutto penso che luoghi dove incontrarsi e parlare di libri (per poi divagare, come ogni buona chiacchierata esige), quando ci sono, vanno sostenuti, curati e frequentati. Se mancano vanno rivendicati. Tra Garbatella e Circonvallazione Ostiense c’è la libreria Rinascita (Via Prospero Alpino, 48) che ogni mese propone un bel po’ di eventi, molti dei quali, ovviamente, incentrati sui libri. In questo contesto io ed altri lettori ci siamo ritrovati per incontrare l’autore di questo romanzo noir. Dei tanti aspetti toccati, uno in particolare mi sembra interessante da proporre qui sul blog, quello del ruolo attivo dello scrittore oggi in Rete. Io Sergio Paoli l’ho conosciuto su aNobii, il social network dei libri, per poi scambiarci qualche mail e infine ricevere il suo primo libro, Rumori di fondo. Ho seguito su Facebook, attraverso un’operazione di vero e proprio micro blogging, le vicende che hanno portato prima la stesura, poi la pubblicazione ed infine la promozione del nuovo romanzo. Insomma, Sergio Paoli è l’ufficio stampa di sé stesso, non a caso tra i presenti, molti (probabilmente tutti, ma potrei sbagliare) erano lì grazie al lavoro di comunicazione svolto dall’autore sul Web. Per gli scrittori che pubblicano con piccole o piccolissime case editrici, la promozione, che deve essere affidata al mezzo più economico e flessibile che esista, ovvero la Rete, è un’intensa attività che li porta a partecipare nei luoghi dove la partecipazione si concentra. Non basta semplicemente dire “ehi, c’è il mio nuovo libro, che fai lo compri?”. Sergio Paoli si racconta su Facebook e allo stesso tempo promuove il suo romanzo. Condivide idee, riflessioni, sensazioni post incontro, il tutto arricchito da foto, note, commenti e così via. Insomma, fa semplicemente quello che il Web chiede di fare, dialogare.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

11 pensieri su “Comunicare i libri in Rete

  1. Io stasera presento Sergio a Novara e condivido appieno ciò che tu dici. Sergio è l’esempio vivente di come bisogna operare nell’era dei social network.
    Autopromozione, raccontarsi, viral marketing etc. sono i principi del nuovo modo di vendere (nel senso buono ovviamente), ma soprattutto di diffondere e far conoscere il proprio lavoro.

    Pubblicato da Luca | giugno 24, 2009, 10:25 am
  2. Io stasera presento Sergio a Novara e condivido appieno ciò che tu dici. Sergio è l’esempio vivente di come bisogna operare nell’era dei social network.
    Autopromozione, raccontarsi, viral marketing etc. sono i principi del nuovo modo di vendere (nel senso buono ovviamente), ma soprattutto di diffondere e far conoscere il proprio lavoro.

    Pubblicato da Luca | giugno 24, 2009, 10:27 am
  3. Posso aggiungere – come credo di aver già detto durante la presentazione – che Sergio svolge quest’opera in modo estremamente garbato, senza fare alcun tipo di pressione, semplicemente mostrandosi per quel che è.

    Credo che questo sia il suo grande “valore aggiunto” rispetto ad altri, magari altrettanto presenti ma certo non altrettanto cortesi, gradevoli e interessanti.

    Ciao,
    Ale

    p.s. bentrovato 🙂

    Pubblicato da AngoloNero | giugno 24, 2009, 2:34 pm
  4. Luca e Alessandra, grazie per essere intervenuti.
    Sì, Sergio Paoli impiega bene le risorse offerte dal Web. Luca, dici bene, comunicare nell’era dei social network significa sopratutto diffondere e far conoscere il proprio lavoro. Ma non solo, Alessandra aggiunge un aspetto decisamente importante: la Rete chiede di mostrarsi per quello che si è. Ovvero puntare ad una comunicazione orizzontale da pari a pari, dialogare con gli altri e sopratutto comunicare in modo semplice senza fronzoli. Mica facile. 🙂

    Pubblicato da patassa | giugno 24, 2009, 4:01 pm
  5. Condivido pienamente, il modo di porsi di Sergio è quello giusto. Proprio in questi giorni stavo pensando di scrivere qualcosa su chi usa la rete esclusivamnte per autopromuoversi. Qualsiasi evento non li tocca per nulla, non commentano mai e, pare, non abbiano né pensieri né opinioni.
    Bravo Sergio.

    Pubblicato da tecla | giugno 26, 2009, 8:10 am
  6. premetto che mi fa piacere questo topic visto che durante la presentazione fui io stesso ad aprire il discorso definendo appunto, Sergio Paoli, l’ ufficio stampa di se stesso…
    premetto che inizialmente appartenevo a chi credeva invasivo il modo di porsi di Sergio… man mano però mi sono reso conto che l’ unico modo che ha un scrittore che non si chiama Stephen King di promuoversi è quello di farsi “sentire” il + possibile…
    ancor oggi credo che alcune volte, il mio amico Sergio esageri un tintinino ma questo rientra solo ed esclusivamente sulla soggettività dei limiti, nel senso che io che per alcuni casi sono mooolto (troppo) discreto non riuscirei mai a fare promozione di me stesso.

    Bravo per il topic all’ altro amico Pata ehehehe

    Pubblicato da Enzo BodyCold | giugno 26, 2009, 8:39 am
  7. escono quasi mille titoli a settimana in Italia: un libro, per il solo fatto di esserci fisicamente, con la sua carta e la sua copertina, non c’è se nessuno lo vede. gli spazi per i libri, gli spazi fisici ma anche quelli virtuali, quelli sugli scaffali, sulle pagine culturali, tra servizi del tg o trai programmi tv e radio, o nelle pagine della pubblicità, sono spazi che vengono contesi con qualunque altra merce. il libro stesso è una merce, e non sto dando un giudizio, ma constatando quello che mi pare un dato di fatto.
    bisognerebbe chiedersi cosa faceva King quando non era King. probabilmente l’ufficio stampa di se stesso.
    non è solo un problema di farsi sentire, è quello di costruire un rapporto, per me. certo, c’è la promozione, farsi conoscere e, se al lettore va, anche scegliere e comprare.
    ma attenzione, io non promuovo me stesso: promuovo quello che scrivo. è diverso, molto diverso. io parlo di LADRO DI SOGNI, non di Sergio Paoli.
    e uso la cosa più utile che la rete offre: la possibilità di costruire una relazione, che, guarda caso, poi va sempre oltre il libro, perchè poi regalo inediti, si va a cena insieme, si chiacchera di tutto, si parla di altri libri. oggi io non ho centinaia di compratori, ho centinaia di lettori che conoscono quello che scrivo, e sono convinti a seguirmi proprio perchè ognuno di loro è per me una persona, non un portafoglio, che ha voglia di leggere e discutere le cose che io credo di avere da dire. mica l’ho inventata io ‘sta roba, no? cerco solo di usarla al meglio.
    grazie per il post e per i vostri commenti.

    Pubblicato da sergio | giugno 26, 2009, 2:52 pm
  8. @tecla: e di autopromozione in rete se ne vede un bel pò. Come scrivevo, esibire semplicemente l’ultima fatica non serva a nulla. Come non serve a nulla utilizzare tutti gli strumenti che il web offre. Se poi non c’è contatto, o meglio ancora, partecipazione, allora è solo pubblicità, anzi, spam.
    @enzo: hai ragione, sei tu che hai coniato l’espressione “Sergio è l’ufficio stampa di sè stesso” e io immeritatamente te l’ho scippata (però mi piace) ;-). Probabilmente sì, per gli autori emergenti o per tutti quelli che pubblicano con piccole case editrici, l’alternativa al completo anonimato è sfruttare al meglio le risorse disponibili in rete. Sui limiti, vuoi la soggettività, vuoi pure ciò che viene comunicato: se un autore prende a scrivere le solite tre cose, e una di queste è compra, allora c’è poco da dialogare con gli utenti… è puro spam. Sergio, a mio modo di vedere, adotta un metodo basato proprio sul contatto con chi lo ascolta.
    @sergio: probabilmente non mi sono spiegato correttamente: non credo che tu promuova te stesso, ma credo, invece, che nel promuovere il tuo romanzo, non ti nascondi dietro la classica figura dello scrittore irraggiungibile, colui che osserva il mondo (e i rapporti) dall’alto verso il basso. Autopromozione per autoreferenzialità. Da quello che ho percepito osservandoti, tu preferisci costruire rapporti da pari a pari, un pò quello che il web chiede, che poi è l’arma vincente per aprire un canale comunicativo con gli altri.
    Grazie a tutti per gli interventi! 🙂

    Pubblicato da patassa | giugno 27, 2009, 8:35 am
  9. andrea, in effetti specificavo solo una cosa, non avevo visto nel tuo intervento un particolare riferimento al “me stesso” ^_^
    io parto dal concetto del cantastorie, che esisteva quando non c’era il web: per quello amo leggere o far leggere durante le presentazioni.
    il cantastorie era uno di noi, che raccontava delle storie. ecco perchè il rapporto èda pari a pari: hai colto benissimo. un autore, per me, non è un’autorità, solo uno che racconta storie, sperando che ti piacciano. questo il mio atteggiamento, e non c’è niente di più bello di sentire un lettore parlare di quel che hai scritto (di quella frase, di quel pezzo) e dire “io mi ci sono ritrovato, io l’ho capito, io mi sono emozionato, io ho riso, io mi sono commosso”: si incontrano due anime, e ti senti meno solo. il mondo è più bello per tutti e due: abbiamo una favola in comune che ci protegge dagli incubi della notte e che ci dice che ci sarà un nuovo mattino. e ci alzeremo più felici. non c’entra nulla il comprare.

    Pubblicato da sergio | giugno 28, 2009, 6:22 pm
  10. LADRO DI SOGNI PER VIAREGGIO.

    Ieri ho dedicato un piccolo racconto

    http://www.facebook.com/sergio.paoli?ref=profile#/note.php?note_id=111133186184

    a Viareggio, la mia città.

    Oggi vi comunico che i tutti i miei diritti d’autore delle vendite 2009 di LADRO DI SOGNI li destinerò alle vittime della tragedia e alle famiglie. Ciao.

    Pubblicato da sergio | luglio 2, 2009, 8:04 am

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