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Raccontare Romanzo Criminale per la TV, intervista a Leonardo Valenti

leonardo valentiRomanzo Criminale, la fiction trasmessa lo scorso inverno su Sky e che prevede una seconda serie in fase di produzione, è stata una piccola ma importante rivoluzione per la fiction italiana. A partire dalla storia stessa che offre una formula diversa della narrazione destinata alla televisione. Se dovessi usare un termine per definire il racconto sviluppato per le vicende della Banda della Magliana, questo sarebbe discontinuità. Sì perché alla base di tutto c’è la voglia di intraprendere percorsi diversi da quelli già visti, decisamente logori, nel narrare fatti di cronaca. E per questo va apprezzato lo sforzo della tv satellitare pronta a riempire spazi che la tv pubblica e quella commerciale hanno indebitamente trascurato. Soprattutto nel raccontare la violenza di una storia nera, la serie televisiva non si nasconde dietro facili approssimazioni come spesso accade. Per provare a capirne di più il blog ospita Leonardo Valenti, co-autore del soggetto e sceneggiatore della serie tv Romanzo Criminale. Classe 1975, oltre a scrivere per la televisione (fiction come Distretto di polizia e RIS) Valenti è anche impegnato nella scrittura di storie dedicate al fumetto. Qui sotto l’intervista. Si parla naturalmente di Romanzo Criminale, della sceneggiatura per una storia simile e di altro ancora. Buona lettura.

Prima domanda d’obbligo, personalmente, te la saresti immaginata un’accoglienza così positiva soprattutto del pubblico per Romanzo Criminale?
Sinceramente? In parte sì. Il panorama televisivo italiano è talmente asfittico che ero convinto che la serie sarebbe stata salutata come una boccata di ossigeno. Non pensavo che avrebbe avuto una penetrazione culturale e popolare così vasta, però. Ma, ovviamente, non può che farmi piacere.

Le vicende della Banda della Magliana hanno trovato spazio sia su carta, come romanzi e fumetti (che tu hai personalmente curato), che su pellicola, ora è il momento della televisione, secondo te qual è il fattore vincente di questa storia?
A Roma (e nel Lazio) la Banda della Magliana è una leggenda perché ha tentato di costruire un’alternativa capitolina alle grandi associazioni a delinquere del nostro Paese. Un tentativo che è fallito, schiacciato dagli individualismi e dalla poca lungimiranza. È il simbolo di una riscossa sociale che viene dal basso e che non passa attraverso lo Stato ma attraverso un Anti Stato criminale. Ma, in Romanzo Criminale, De Cataldo ha innestato elementi di finzione e molto popolari all’interno di questa leggenda criminale. In Romanzo Criminale i personaggi reali sono rielaborati usando figure archetipiche e stilemi del genere che hanno permesso una riconoscibilità e un’immedesimazione che va aldilà della cronaca (e dei miti locali). De Cataldo, inoltre ha tentato un racconto del Male italiano molto vicino al modello di Ellroy, incrociando cronaca nera, politica e finzione. Insomma, il successo di Romanzo Criminale è legato alla sua stratificazione e al suo essere un prodotto adatto a molti e variegati palati. Il successo del film e della serie, inoltre, sono attribuibili al fatto che sono tra gli unici esempi di gangster movies e noir all’italiana. Sono sbarcati in un terreno pressoché vergine dove è facile attecchire e trovare consensi. E questa risposta del pubblico ci dice che c’è sete di prodotti italiani di questo tipo. Speriamo che ce ne siano altri…

Nella serie emergono con forza le personalità dei diversi componenti della banda, i personaggi trovano una loro definizione a tutto tondo. Nella sceneggiatura, se ci sono, quali accortezze sono state prese per i singoli personaggi?
Chiaramente abbiamo definito le caratteristiche di ogni personaggio, prendendo dal libro e approfondendo. E per ogni situazione avevamo molto chiare le reazioni di ciascun personaggio.

Nello sviluppo della sceneggiatura ha partecipato anche Giancarlo De Cataldo che, a lavori conclusi, si è detto soddisfatto del risultato. Quanta farina del suo sacco c’è, e quanta ce ne avete messa voi?
De Cataldo non ha partecipato alla stesura delle sceneggiature. Ha supervisionato il lavoro. Il che vuol dire che ha letto ed è rimasto decisamente soddisfatto dal modo in cui abbiamo interpretato il suo romanzo. Quindi possiamo dire che, a parte i passaggi presi dal libro, c’è moltissima farina del nostro sacco.

La  ricostruzione dei fatti è ricca di dettagli, quali sono state le vostre fonti? E poi, la linea temporale degli eventi rispecchia quella del romanzo, del fatto di cronaca in sé o, invece,  avete cercato strade diverse?
I fatti raccontati nel libro sono ispirati ai veri fatti di cronaca della Banda, ma abbiamo approfondito l’argomento leggendo le sentenze legate alle vicende reali e interpellando De Cataldo che a riguardo, avendo seguito i processi, è un pozzo di sapere. La serie quindi non è fedele alla cronaca ma si ispira ad essa anche negli eventi creati ad hoc per la versione televisiva.

Romanzo Criminale, seppur si inserisce nel segmento delle fiction, a mio parere sembra mostrare caratteristiche diverse da quelle finora offerte dai produttori Rai e Mediaset. Una di queste differenze sta proprio nell’uso della violenza. Cosa c’è di diverso con Sky?
L’uso della violenza in Romanzo Criminale è connaturato all’essenza stessa del romanzo di partenza. Ecco, lavorare con Sky ci ha permesso di portare quella violenza sullo schermo intatta, senza compromessi. Sicuramente Sky sta cercando di diversificarsi dalle produzioni Rai e Mediaset cercando un impatto e un’impronta riconoscibili.

Ora Fox Channels Italy sta realizzando una mini serie tv che ripercorre le vicende del Mostro di Firenze e che andrà in onda il prossimo autunno su Fox Crime. Insomma, sembra che Sky abbia trovato nella cronaca nera italiana un filone da sviluppare.
Sky e Fox sono due entità distinte e separate. Possiamo dire che il satellite in generale, in queste sue prime incursioni nella produzione originale, sta cercando brand di richiamo per sentirsi più sicura della risposta del pubblico. Fox cercava un prodotto per iniziare a fare serie su Fox Crime. E “Il Mostro di Firenze”, in quest’ottica, è un brand di richiamo. È chiaro che, trattandosi di un canale dedicato al crimine e alle indagini, i prodotti riconoscibili da cui attingere provengono dalla cronaca e dai romanzi. Ma è un primo passo, immagino, verso la produzione di idee originali.

Tu scrivi non solo per la televisione, ma anche per i fumetti, e la cronaca nera è la protagonista indiscussa: prima con La banda della Magliana, poi con Il massacro del Circeo, entrambi pubblicati da Becco Giallo. Quando scrivi noti delle differenze?
Sicuramente. Quando si scrive per i fumetti si deve avere ancora più chiara la regia visiva della storia, per descriverla con precisione, vignetta dopo vignetta e farla comprendere al disegnatore. E poi va concepito il ritmo del racconto, interno al libro e alle tavole stesse. Insomma, è un lavoro decisamente complesso.

Poco tempo fa, dopo un caso di accoltellamento tra giovani a Roma, si è tornato a parlare in modo critico di alcuni contenuti trasmessi dalla televisione. Secondo il primo cittadino della capitale Romanzo Criminale è un’operazione culturale che comunica atteggiamenti sbagliati. Così anche per Il massacro del Circeo, dove c’è stato un acceso dibattito in Rete e su carta. Che ne pensi?
Sul dibattito legato a Romanzo Criminale ripeto quanto ho già detto a riguardo in altre sedi: il racconto, da secoli, è una catarsi delle passioni umane, di tutte le passioni umane, anche le più basse. Anzi, raccontare il Male e la violenza, è una forma di sublimazione delle stesse, per chi le scrive e per chi fruisce il racconto. Le cause degli accoltellamenti fra giovani andrebbero ricercate più approfonditamente nel tessuto sociale, strappato da mille contraddizioni. Il resto sono solo chiacchiere inutili. Per quanto riguarda la discussione nata su web e legata solo alla copertina del Massacro del Circeo, non ho molto da dire. La trovo frutto di una visione parziale e distorta. Rispetto il parere di chi l’ha trovata di cattivo gusto, ma non lo condivido. Tra l’altro nessuno dei partecipanti alla discussione aveva letto il libro. Chi lo ha fatto, lo ha apprezzato. Ed ha apprezzato anche la copertina. E pure parecchio. Mi basta questo…

Siamo giunti all’ultima domanda. Visto che su questo blog si parla anche di libri tu, in questi giorni, cosa stai leggendo?
In questo periodo sto leggendo Roma Noir di Cristiano Armati e Madre Notte di Kurt Vonnegut. E poi sto gustandomi l’ultimo volume a fumetti della serie noir Criminal di Ed Brubaker e Sean Phillips, un piccolo gioiello.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

2 pensieri su “Raccontare Romanzo Criminale per la TV, intervista a Leonardo Valenti

  1. io l’ho seguita la serie…molto bella….e sky ha fatto anche questa divertente parodia…
    http://mag.sky.it/mag/life_style/2009/06/13/manzo_criminale.html

    Pubblicato da strega2782 | giugno 21, 2009, 4:24 pm
  2. Ciao strega2782, grazie per il link, mica male la parodia! A presto!

    Pubblicato da patassa | giugno 21, 2009, 7:18 pm

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