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Fare politica in Rete, il caso Debora Serracchiani

deboraserracchianiSto seguendo con grande interesse come si sta muovendo Debora Serracchiani, segretario comunale di Udine, che il 21 marzo scorso ha tenuto un lungo e sentito intervento durante l’Assemblea dei circoli del Partito Democratico. Il video dell’intervento in breve tempo ha suscitato una notevole notorietà, spopolando su You Tube e sugli altri player video. Le sue idee hanno trovato risonanza proprio nella Rete e, col passare dei giorni, gli altri media (giornali, radio e televisioni) si sono interessate al caso. Articoli, interviste, addirittura dei passaggi in TV, insomma, la Serracchiani grazie alla Rete si è fatta spazio in un partito pesantemente occupato da volti già noti. La sintesi dei media: una ragazza (se in politica si è ancora considerati dei giovincelli a 39 anni, questo la dice lunga sul ricambio generazionale che molti auspicano) infiamma l’assemblea del PD criticando le scelte fin’ora compiute, portando una ventata di aria fresca in un partito stagnante. Vero, ma non è tutto. La sintesi del partito: la popolarità galoppante della Serracchiani merita un adeguato posizionamento in quell’ottica verticistica che ancora, purtroppo, in molti si rispecchiano. Ecco quindi la candidatura alle elezioni europee di Debora Serracchiani, comunicata oltretutto in un momento in cui gli altri nomi, compresi i pezzi da novanta, ancora erano in forse. Anche questo in questo caso la sintesi rappresenta un aspetto del fenomeno Serracchiani, ma non è tutto.

Dopo il discorso e il conseguente video, su Facebook sono nati spontaneamente diversi gruppi che sostenevano le idee espresse dalla Serracchiani nel suo discorso. Ce ne erano parecchi, poi col passare dei giorni, gli utenti del social network si sono concentrati nel gruppo “quelli che avrebbero detto proprio le stesse cose di Debora Serracchiani”. Oggi conta 2.891 iscritti. In questo caso va registrata un’accesa attività dei membri, spesso denotata dallo sconforto politico e la voglia di liberarsi di quella inattitudine presente in molti dei rappresentanti del PD. Commenti, sfoghi, idee, proposte, il gruppo di giorno in giorno accoglieva interventi da ogni parte. Naturalmente la stessa Debora Serracchiani non si è lasciata sfuggire l’opportunità di interagire con quel gruppo di persone concentratosi spontaneamente. Ecco quindi l’apparizione su Facebook della stessa protagonista di quel fermento. Nasce la sua pagina personale e in pochissimo tempo viene assaltata da messaggi di ogni tipo. Non solo, oltre a scrivere, gli utenti linkano o aggiungono risorse, aprono nuove finestre, nuovi spunti di riflessione. A tal punto che, se non fosse per le note pubblicate e condivise dalla Serracchiani, leggendo cosa la gente scrive si potrebbero perdere le caratteristiche essenziali di chi rappresenta quella pagina.

E qui arrivo al punto. Le sintesi effettuate dai media e dal PD nei confronti di Debora Serracchiani, come ho scritto sopra, hanno perso per forza di cose alcune peculiarità che invece sono state perfettamente ricomposte da chi sta sostenendo le sue idee. Mi spiego: è la partecipazione delle persone che permette il sostentamento e la diffusione di quelle idee, ma soprattutto è quella partecipazione che migliora le idee. Nel caso di Debora Serracchiani, dopo aver comunicato alla Rete la sua candidatura alle elezioni europee, la risposta dei sostenitori si è divisa: da una parte chi credeva che la sua decisione fosse giusta per un percorso politico orientato al cambiamento; dall’altra chi invece pensava che così facendo si indirizzasse al definitivo esilio, lontana dalla politica italiana. Il problema di chi fa politica e usa anche gli strumenti del social network, è quello di pensare ancora in un’ottica uno a molti: io scrivo, gli altri ricevono. Così nel caso della Serracchiani, dopo un’accesa discussione sulla sua candidatura, il messaggio che doveva spiegare al meglio quella scelta, di fatto era molto simile al primo inviato. Insomma, non si aggiungeva nulla di nuovo. E il risultato è perfettamente espresso dai commenti, ovvero dalla partecipazione dei sostenitori. Se il primo commento accoglieva ben 247 commenti, il secondo solo 81. Molti di quelli che non erano d’accordo non hanno trovato ulteriori spazi per poter continuare a partecipare, perché la scelta era comunque fatta e non c’era una nuova apertura al dialogo.

Oggi fare politica sulla Rete è una sfida non facile e va apprezzato all’atteggiamento adottato da Debora Serracchiani. Perché ci sta provando ad utilizzare canali di dialogo solitamente trascurati da molti dei suoi colleghi. Ma il dialogo non è solo acclamazione, è anche, e soprattutto, confronto. La differenza nel fare politica in Rete sta nel fatto che chi partecipa, oltre a mettersi in gioco, vuole fare concretamente qualcosa, essere parte di un’azione di cambiamento. I presupposti per una politica partecipativa e partecipata ci sono. Se i partiti vogliono tornare alla gente, allora devono far si che le idee che provengono dalla gente, non restino semplice manifestazione di sostegno alle linee partitiche, ma vera e propria energia utile. La partecipazione è capace di concepire idee che poi troveranno una sintesi rappresentata da un soggetto politico. Ma quella sintesi è frutto di un confronto, è partecipazione. Così si instaura un rapporto di fiducia perché si concorre tutti insieme ad un obiettivo comune, fatto con le mani di tutti quelli che partecipano.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

2 pensieri su “Fare politica in Rete, il caso Debora Serracchiani

  1. Che sia la nostra Sarah Palin..?

    Pubblicato da newmediologo | luglio 16, 2009, 7:04 pm

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  1. Pingback: Ancora su Debora Serracchiani « Un libro ci salverà, speriamo - giugno 9, 2009

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