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Il terremoto visto da Facebook e Twitter

terremoto_abruzzoDifficile discutere di altri temi decisamente più futili dopo il terribile terremoto in Abruzzo. Come molte altre persone anch’io in questi giorni di grande apprensione ho usato la Rete per la ricerca di informazioni. Anche in questa occasione il Web con la sua tempestività e il continuo aggiornamento ha offerto un importante servizio di informazione. Non solo le grandi testate hanno dimostrato la completa copertura su tutti i fronti dell’emergenza (va detto che il primo a riportare la notizia è stato Rai News 24), questo tragico episodio ha visto confermare il ruolo sempre più emergente dell’informazione dal basso. Non parlo di informazione locale (come esempio c’è l’ottimo lavoro de Il Centro) che rientra ancora nella sfera “ufficiale”, e neanche dei blog che sono la forma di informazione personale più conosciuta. Penso invece a quei rappresentanti per eccellenza del Web 2.0 che sono Twitter e Facebook. Il primo permette di pubblicare aggiornamenti sulle proprie attività quotidiane (simile al “cosa stai pensando?” di FB), una vera e propria forma di micro-blogging. Alcuni utenti hanno diffuso notizia delle scosse in Abruzzo in tempo reale, diffondendo brevi e concise informazioni sia dai computer che dai smartphone. Dopo la terribile scossa delle 3.32 del 6 aprile su Twitter diversi utenti hanno comunicato di aver avvertito il sisma in differenti parti d’Italia, battendo sul tempo tutti gli altri media. Non solo, con l’avanzare delle ore quando anche tutto il sistema mediatico si è attivato diffondendo le notizie, Twitter ha assunto dinamicamente il ruolo di passaparola. Ricerca di persone, stato dei soccorsi, segnalazione di gravi disagi, organizzazione di azioni solidali, ecco come gli utenti hanno deciso di usare lo strumento di micro-blogging. Informazione dal basso

Nel caso di Facebook, parlo per esperienza personale, in questi giorni il terremoto è stato il tema  centrale. Ho seguito e partecipato (postando sul mio stato numeri utili o chiedendo alla mia rete di amici informazioni a riguardo delle donazioni di sangue) alle vicende  del social network. Ma in questo caso Facebook non si è concentrato sul passaparola, o meglio, si è manifestato anche questo aspetto, ma il tema più rilevante è stato quello del discutere. Ne avevo già parlato qualche post fa, Facebook è una piazza, un luogo dove incontrarsi, dove non esiste filtro e dove qualsiasi aspetto viene interpretato con estrema semplicità, seguendo l’onda emozionale. Sfoghi, rabbia, cordoglio, immagini del profilo listate a lutto, ma, anche chi critica questo impeto chiedendo di non limitarsi a scrivere sul social network, ma di agire nella sostanza. Da non sottovalutare poi la ricerca dei colpevoli e delle responsabilità, forse, guidata proprio dalla spontaneità di chi fa uso di Facebook. È il caso del dibattito che si è aperto sul caso del ricercatore Giuliani che ha visto molti utenti del social network prenderne parte, sia con gesti solidali, ma anche invitando prudenza nei commenti. Daniele si è chiesto «se tutti quelli che rompono co sti gruppi sul papa che deve mandare i soldi ai terremotati abbiano già provveduto…», il risultato è di 45 commenti che riflettono il comportamento sopra descritto. Inoltre mentre c’era chi apriva dibattiti sul ruolo del governo e sulle inadempienze delle amministrazioni locali, il normale flusso delle tipiche azioni che si compiono su social network (come i test, i giochi, i video divertenti ed altro ancora) non si arrestava. A molti ciò è apparso disdicevole, di pessimo gusto, ma semplicemente Facebook mostra tutti quegli stridori che normalmente si possono percepire nei comportamenti delle persone anche al di fuori della Rete. Parallelamente ad azioni solidali e meritevoli che si susseguivano su Facebook, c’è stato anche chi ha messo in piedi una colletta-truffa per gli sfollati delle zone colpite dal terremoto.Il Web 2.0 è partecipazione e questa è anche confronto acceso, è anche ingenuità, qualunquismo, cinismo, truffa. C’è anche questo. Ho notato una cosa, i primi mesi che utilizzavo Facebook il mio atteggiamento e quello degli altri iscritti era decisamente gentile e partecipativo, quasi non si volesse violare un delicato equilibrio. Stavamo scoprendo il mezzo. Oggi questo equilibrio si è rotto, per fortuna, e sul social network si comincia anche ad urlare. Del resto non potrebbe essere il contrario.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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