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Recensione

Tutti i sè di Don Delillo e come ri-mediare Spoon River

Gli ultimi due libri che ho letto meriterebbero molte più parole di quelle che spenderò qui, ma il tempo è poco e in qualche modo devo sintetizzare. Premetto brevissimamente che tutte e due sono delle ottime letture, diverse tra loro, distanti cronologicamente, eppure (chissà perché?) terminando il primo libro, mi è venuto spontaneo sfogliare l’altro.

spoon-riverIl primo è un classico, Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Una lettura sorprendente, davvero. Sembra di passeggiare tra tante voci, conoscendo storie a volte tristi, altre volte semplici, altre ancora umili e profonde. La collina dove riposano queste voci è un luogo silenzioso, forse un po’ cupo, ma ricco di vita paradossalmente. Fernanda Pivano è  la traduttrice del testo, va ringraziata mille volte ancora per aver diffuso la grande letteratura americana in Italia, e in particolare va ringraziata per aver tradotto questo libro. Personalmente ringrazio anche Fabrizio De Andrè, perché senza il suo disco Non al denaro, non all’amore, né al cielo non avrei trovato la strada per arrivare a questo libro. È interessante notare come da una prima forma originale della poesia, pubblicata all’interno di questa raccolta nel 1915, si sia giunti ad una ramificazione rappresentata da tutte quelle interpretazioni che hanno voluto ri-mediare il suo messaggio originale. Nel caso italiano, c’è la poesia Il suonatore Jones. Oltre al ruolo fondamentale che ha assunto Fernanda Pivano nel tradurre il testo (compresa la poesia appena citata), pubblicato per la prima volta in Italia nel 1943, c’è poi la versione musicale  di De Andrè con l’album interamente dedicato all’antologia nel 1971, compresa la scrittura in musica del suonatore Jones. Mi viene in mente la rivisitazione di Morgan dell’intero album appena citato. In questo caso si applica una ri-mediazione sull’album e non sul libro. Infine c’è la cover de Il suonatore Jones di Lorenzo Jovanotti trasmessa in televisione lo scorso gennaio per ricordare la morte del cantautore genovese. In questo caso Jovanotti cantava in collegamento dalla “collina” di Spoon River. Sembra (quasi) essersi chiuso il cerchio.

body-artQuesto che ho terminato due giorni fa, è il terzo libro di Don Delillo che leggo. Si intitola Body art e lo stile adottato anche per questo romanzo è inconfondibile. Perché in ogni suo lavoro, lo scrittore americano riesce a produrre un’atmosfera velatamente surreale, con una storia che non mostra mai contorni precisi, netti. In questo romanzo la protagonista è una donna, una body artist che per sfuggire dal dolore della improvvisa morte del suo compagno decide di andare a vivere in una casa lontano dalla città, lontano da tutto.  Ma al centro del romanzo di Don Delillo c’è una domanda: quanti io siamo capaci ad interpretare. Il corpo della body artist sembra un foglio bianco dove disegnare sempre qualcosa di nuovo. Lo stesso personaggio misterioso che vive nel silenzio di quella casa incarna in sé tutta l’inquietudine nel non avere un’identità, ma si nutre dei frammenti di vita degli altri. Body art è un libro che prova a capire quanti io conteniamo. Bello, anche se complesso. Don Delillo scrive storie mai facili e per nulla scontate, osservando il mondo da più punti di vista, vestendo i panni di tanti sé.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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