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Pensieri dal Forum della Comunicazione (seconda parte)

forum_comunicazione2Seconda giornata al Forum della Comunicazione e nuovo incontro. Questa volta si parla di social media (qui le slide di presentazione), a coordinare il giornalista Carlo Infante, gli input invece sono stati trasmessi da Andrea Genovese direttore di 7thFLOOR. Partendo dal caso Obama e dal ruolo centrale che la Rete ha rivestito, si è discusso di come relazionare il mutamento delle comunicazioni con le strategie di marketing. È il mutamento che interessa, è il capire dove si sta andando, quale strada si sta intraprendendo, o forse sarebbe meglio dire: quale strada si è già intrapresa. Cosa può insegnare il Web 2.0? Ciò che è stato detto, e che condivido in pieno, è che la Rete stimola la collaborazione, la coscienza collettiva. Al centro ci sono le persone, e più aumenta la loro presenza attiva, più aumenta il valore di quella collaborazione.
obama-marketing-communication1Escludere il ruolo attivo delle persone, oggi, significa perdere in partenza. Ne fanno le spese quelle realtà imprenditoriali ancora legate ad un concetto terribilmente desueto di economia; ne fa le spese la politica che ancora usa un dialogo da congresso, freddo, distaccato, burocratico; ne fa le spese quella cultura rinchiusa nelle torri d’avorio a contemplare un passato migliore che non è mai esistito. Si parla poco di futuro, perché per farlo ci vuole un pizzico in più di coraggio. I vari interventi che si sono susseguiti mostravano due approcci al futuro: da parte di chi fa business si pensa al breve o medio termine perché l’intento è quello di guadagnare, è la necessità di fondo, dall’altra chi cerca di guardare più in là considerando ciò che abbiamo tra le mani. E tra le mani abbiamo un indizio, cosa invita a fare la Rete: aiutarsi. Lo so, il primo dubbio che si accende nelle nostre teste è “come ci si può aiutare nel mercato competitivo?”. È un dubbio che proviene da come fino ad oggi abbiamo considerato i mercati, ovvero luoghi da cui emergere a spallate. Ma pensiamo ad oggi, alla crisi, ad una situazione di grave difficoltà per molti. Una Rete che collabora, che condivide, che sviluppa nell’interesse di quei molti che vogliono migliorare la loro, personale (ma comune), situazione, potrebbe risultare l’arma vincente. Ecco, di quello che ci si è detto in questi due giorni, i rappresentanti del mondo imprenditoriale non hanno quasi mai accennato alla crisi, quasi fosse un tabù.
Due concetti potrebbero racchiudere ciò che sto scrivendo e ciò che si è detto ieri: empatia e open source. L’empatia, cito la voce su Wikipedia, “è la capacità di comprendere cosa un’altra persona sta provando”, più a fondo, è un rapporto emozionale di partecipazione che lega due persone. Il fattore emozionale è alla base della partecipazione attiva, Obama ha saputo catalizzare questo fattore attraverso lo strumento del social networking, coinvolgendo espressioni diversi della società americana (sottolineo: lo so bene che non solo la Rete ha fatto sedere Obama dietro la scrivania della stanza ovale, ma non ci scordiamo del contributo delle persone, sempre grazie al Web, tradotto nei microcrediti per sostenere la campagna elettorale). Oggi su Facebook sono le emozioni a far da padrone. Durante i giorni di grande attenzione mediatica sul caso Englaro, culminata con il giorno del decesso, sul social network si susseguivano discussioni, gesti solidali, sdegni, litigate, ricerca di notizie, operazioni collettive. Tutto senza alcuna spinta dall’alto, ma semplicemente frutto di una spontaneità emozionale. Si condividono emozioni. Che non sempre si manifestano in lunghi e assortiti pistolotti (come questo post…), ma possono essere ben rappresentati anche da micro azioni che, diffuse nelle proprie reti di amici, si espandono.
Il concetto di open source è paradigmatico per poter comprendere e agire oggi nella realtà 2.0. Serve a capire le dinamiche di collaborazione, di condivisione non solo di idee e di emozioni, ma anche di risorse. Qui le imprese arricciano il naso, sento puzza di bruciato. Ma non sarà giunto il momento, come nel caso dei giornali, che anche chi fa business metta in campo nuove idee? Risorse condivise non fa rima con “niente guadagni”. Un esempio musicale sono i Radiohead con il loro ultimo album. In tempi di crisi, il mutamento che parte dalla Rete può salvarci. Queste forme sono mature e si plasmano con lo spirito del tempo. Mai come adesso serve quel pizzico di coraggio in più.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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