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diario

Fan movies di casa nostra

Nel variegato mondo della fan culture una delle forme che personalmente più mi colpisce è quello dei fan movies. Da un po’ di tempo a questa parte cerco nella Rete qualche esempio divertente, ma anche ingegnoso e creativo di fan movie. Va precisato però che questa pratica del riprodurre artigianalmente per opera dei fan scene tratte dai loro film o serie televisive preferite, fonda le sue radici già prima dell’esplosione del Web e della tecnologia digitale. Uno dei primi casi risale al 1982, quando tre dodicenni, Chris Strompolos, Eric Zala e Jayson Lamb iniziarono per gioco a filmare il primo successo di Indiana Jones, I predatori dell’arca perduta. Ogni estate i ragazzini filmarono parte del film portando a termine l’opera nel 1989. Spendendo più o meno una cifra pari a 5,000 dollari i tre, ormai cresciuti, si gustarono la visione completa del loro film. Nel 2003 una casa di produzione cinematografica in Texas annunciò l’anteprima cinematografica dell’opera dal titolo Raiders of the Lost Ark: The Adaptation, svelando a tutti cosa avevano realizzato i tre ragazzi appassionati delle avventure di Indiana Jones.

Anche a casa nostra i fan si danno da fare filmando fan movies di tutte le qualità. Tempo fa ho scovato in Rete un caso davvero eccezionale, un breve filmato ispirato al manga di successo Berserk, The Black Swordsman (il video qui sopra). Cercando un po’ di capirci qualcosa in più sulla provenienza del video, ho scoperto che è stato realizzato dall’incontro di due piccole società di produzione italiane che combinano recitazione ed effetti in grafica computer, la LED Production e Deus Ex Machina Studio. Da notare, tutto ciò è stato realizzato secondo una filosofia, o una necessità, low budget. La concezione del filmato è quella di un tipico fan movie, dove il contenuto è una reinterpretazione dell’oggetto di culto che accomuna la passione dei fan e una grandissima creatività. In questo caso, oltre alla passione, c’è anche la bravura. Non sarà che i fan si stanno attrezzando per realizzare prodotti non solo frutto della semplice voglia di riprodurre i contenuti tanto amati, ma vere e proprie forme di intrattenimento complesse e di alta qualità?
Così viene spontaneo mettere in discussione i confini attuali dell’industria culturale. Non solo, se ormai risulta assodato il ruolo attivo del lettore/spettatore, o più in generale il cosiddetto fruitore di un prodotto mediatico (anche grazie al ruolo vincente che ha avuto il giocatore di videogames), adesso c’è qualche dato in più, una produzione più acuta, mirata, sofisticata, direi consapevole. I fan stanno giocando con i prodotti offerti dall’entertainment, e tra i loro esperimenti oltre al divertimento c’è qualcosa che cresce, migliora, dirigendosi verso nuove strade. Quali è ancora (in parte) da scoprirlo.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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