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Lawrence d'Arabia, Recensione, Stella del mattino, Wu Ming

Il romanzo nel romanzo


L’ordine dei superiori è quello di uscire fuori dalle trincee, stringere bene il fucile tra le mani, evitare le pallottole, schivare quel concentrato di piombo ed altre leghe che potrebbe conficcarsi nel fondo della carne e, infine, fidarsi ciecamente della baionetta quando il tamburo è scarico, perché, alla fine di tutto, la baionetta è l’unica amica in quello scenario catastrofico. Questo avrà pensato John Ronald Reuel Tolkien urlando come un forsennato, pensando alla sua Regina delle fate, Edith Bratt. Sicuramente pensò a lei mentre tornava con l’anima in spalle, sopravvissuto alla Battaglia della Somme, i suoi amici erano rimasti laggiù, tra fango e sangue.
Ned o T. E. per gli amici fece la sua comparsa ad Oxford e portò una ventata di novità, un fattore di destabilizzazione per quei rigidi costumi ancora frastornati dal suono delle bombe. Lowell Thomas, reporter di guerra, lo aveva ribattezzato Lawrence d’Arabia, l’inglese che guidò i moti di ribellione in quell’intestino in subbuglio chiamato Medioriente. Robert Graves, poeta anch’egli scampato dalla falce del 1914-18, entra in contatto con la mole semi mitica di Ned, in un primo momento con una certa diffidenza per poi scovarne quel carisma che tramuterà in versi. Infine Jack, conosciuto anche come C. S. Lewis, anche lui coinvolto nel vortice di curiosità per la comparsa di Ned che lo spinge a conoscere il passato di quell’uomo misterioso ripercorrendo le orme lasciate durante la vita da un giovane studioso di archeologia divenuto, col tempo, Lawrence d’Arabia.
Wu Ming 4 scrive un romanzo nel romanzo, Stella del mattino è la storia di come le parole condensano le esperienze per trasformarsi in storie e quest’ultime, lette e metabolizzate da terzi vengono poi riproposte in altre storie dando vita ad una catena senza fine. Tolkien, nello scrivere le epiche imprese dei suoi personaggi, cercava la cura al suo dolore, al trauma inciso negli occhi di chi ha visto la vita spengersi nel fondo di una trincea: fossa per vivi. Lawrence d’Arabia è quella storia popolare fatta persona, è il fuoco sprigionato dal drago dalla coda lunga che si allunga da persona a persona, è l’anello di congiunzione delle vite di Ronald, Robert e Jack. Io consiglierei questo libro a chiunque voglia scoprire come nascono le storie, andare alla fonte di quel ruscello che può trasformarsi in torrente o in fiume in piena, per poi sfociare nell’oceano, nella collettività. Lo scrittore è un’antenna attenta a captare l’umanità, spesso nello scrivere le sue storie attinge da ciò che egli stesso ha provato, vissuto sulla sua pelle e allora lo scrivere potrebbe tramutarsi in una magnifica mescolanza di vissuto ed epico, un’alchimia capace di far vibrare i neuroni e, addirittura, fondersi col lettore raggiungendo l’empatia.
Stella del mattino è un libro coraggioso perché non vuole tagliare il traguardo dell’opera conclusa, definitiva, limitata al numero delle pagine e chiusa a chiave dal punto finale. Questo è un libro aperto, è una vena aurifera appena scoperta che cela nelle sue profondità ulteriori approfondimenti e si alimenta di ogni ricerca. Quando termino un romanzo e le sue parole fanno affiorare nella mia mente continue domande, vuol dire che quel romanzo ha raggiunto il suo scopo: mi ha donato gli strumenti per continuare a scrivere la sua storia, la nostra storia, quella che non finisce mai.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

Discussione

4 pensieri su “Il romanzo nel romanzo

  1. Ho un pregiudizio nei confronti del Wu Ming. Se dici che questo libro spiega bene come nascono le storie, sono molto dubbioso, non credo che quelli del Wu Ming abbiano i titoli per insegnare qualcosa. Però mi ha incuriosito, quindi darò una possibilità a Numero Quattro.

    Comunque:
    Bel blog, bel post, bel consiglio 🙂

    Pubblicato da Elikrotupos | maggio 25, 2008, 1:13 pm
  2. mi piace come spiegi,scrivi, recensisci…
    grande patassa!

    evviva!

    Pubblicato da ADRIO THE BOSS | maggio 26, 2008, 8:02 am
  3. @elikrotupos:ciao, mi fa molto piacere un tuo commento! Non vorrei elevare i Wu Ming a dispensatori di teorie sulla narrativa, ma credo che nel loro modo di scrivere e, sopratutto, di intendere la narrativa c’è qualcosa di diverso che in altri scrittori non sono riuscito a riscontrare. Anche in questo caso, nel libro del quarto, c’è quella sensazione di voler vivere la storia come qualcosa di non definitivo, ci sento molto l’idea della storia popolare che si tramanda, che muta, che cresce di esperienza in esperienza. Provalo, poi fammi sapere. Grazie ancora per il tuo commento!
    @adrio:dovrei dirti io di quanto sei bravo a trasformare le idee in disegni! Grazie un sacco. 🙂

    Pubblicato da Andrea Patassa | maggio 29, 2008, 12:35 pm
  4. L’idea del libro come perpetuazione e riscrittura di altre storie sancisce l’immortalità dello stesso. Non mi calo nello specifico caso descritto nel post ma il senso generale che l’idea stampata si perpetui generando leve moltiplicatrici di stimoli intellettuali mi brucia gran parte dei neuroni rimasti sani. Credo mi produrrò in qualche conato di pensiero. Ovvero un diario. Da lasciare a chi lo riterrà opportuno. Ciao Patassa. Ribadisco il concetto. Uno dei blog… perdonami… uno dei cervelli più interessanti che ho trovato sul websbsbsbsbsb!!!

    Pubblicato da Maurizio | maggio 31, 2008, 2:48 pm

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