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	<title>Un libro ci salverà, speriamo</title>
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	<description>Recensioni, pensieri, libri, film, comunicazione e racconti. Diario di un curioso divoratore di parole.</description>
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		<title>Un libro ci salverà, speriamo</title>
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		<title>Michela Murgia su Second Life, spazi aperti per il confronto</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 22:06:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mercoledì scorso ho avuto l&#8217;occasione di poter partecipare ad una presentazione/dibattito di un libro su Second Life. Era la mia prima volta nell&#8217;ambiente tridimensionale e partecipativo online. L&#8217;occasione è stata ghiottissima: la presentazione di Accabadora, l&#8217;ultimo romanzo di Michela Murgia (avevo scritto qualcosa un po&#8217; di tempo fa, comunque ripeto il mio consiglio a leggervelo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=patassa.wordpress.com&blog=5363713&post=369&subd=patassa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://patassa.files.wordpress.com/2009/11/incontro_murgia_002.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-372" style="margin:3px;" title="Incontro_Murgia_002" src="http://patassa.files.wordpress.com/2009/11/incontro_murgia_002.png?w=300&#038;h=204" alt="" width="300" height="204" /></a>Mercoledì scorso ho avuto l&#8217;occasione di poter partecipare ad una presentazione/dibattito di un libro su Second Life. Era la mia prima volta nell&#8217;ambiente tridimensionale e partecipativo online. L&#8217;occasione è stata ghiottissima: la presentazione di <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788806197803/murgia-michela/accabadora.html" target="_blank">Accabadora</a></em>, l&#8217;ultimo romanzo di Michela Murgia (avevo scritto qualcosa un po&#8217; di tempo fa, comunque ripeto il mio consiglio a leggervelo al più presto) organizzata dalla comunità <a href="http://www.sardignasl.com/blog/" target="_blank">Sardigna</a> su Second Life. Oltre a parlare del libro, sono state toccate diverse tematiche riguardanti più da vicino la  Sardegna, il suo linguaggio, la sua cultura, quella che era e quella che oggi è, il tutto coordinato da <a href="http://www.mariopireddu.net/blog/" target="_blank">Mario Pireddu</a>. Non sono un grande conoscitore dell&#8217;isola. Ecco perché il libro della Murgia mi pare un&#8217;ottima occasione per avvicinarsi un po&#8217; di più a questa terra e lasciarsi guidare da una storia magnetica e scritta egregiamente. Immergersi nella realtà trasmessa dal romanzo vuol dire sfuggire da quei terribili luoghi comuni che contraddistinguono la Sardegna. Luoghi comuni che se analizzati risultano ottimi strumenti per affievolire, o addirittura far dimenticare, le memorie di chi vive l&#8217;isola, e non solo per costruire un&#8217;immagine stereotipata da trasmettere all&#8217;esterno.</p>
<p>Lo spazio messo a disposizione dalla comunità di Sardigna su Second Life mi sembra voler ricalcare alcune considerazioni che sono emerse durante l&#8217;incontro, dove sono stati discussi concetti come apertura e cultura, appartenenza e orgoglio. È uno spazio, quello di Sardigna, che si spende sui concetti riguardanti questa terra, ma non si chiude in se stesso, anzi, è aperto, si identifica ma non chiede a chi ne prende parte di identificarsi a senso unico. Questo a mio giudizio è un atteggiamento importante, da sottolineare perché sempre più raro in un&#8217;Italia che di questi tempi si chiude nella logica leghista. Una logica incalzante e diffusa, basata sulla semplificazione dei rapporti con gli altri e, ancor di più, del rapporto con la propria terra. Si stravolgono le radici culturali di un territorio pur di rivendicare una differenza tra chi è nato lì e chi ci è arrivato, e nascono casi come quello di Coccaglio in provincia di Brescia, dove un sindaco mette in moto l&#8217;operazione “<a href="http://it.peacereporter.net/articolo/18994/Italia,+White+Christmas,+l'iniziativa+della+Lega+per+un+Natale+senza+immigrati" target="_blank">White Christmas</a>” vera e propria pulizia razziale. Capire la differenza tra cultura e orgoglio vuol dire mettere da parte la semplificazione e provare a rapportarsi con la complessità. Compito per chi se la sente e non accetta un paese semplice è mettere in gioco le proprie forze per far capire la complessità, tentare di non ridurre, anzi, di ampliare e diffondere. Mercoledì scorso ho partecipato a qualcosa del genere e ne sono uscito arricchito, perché io sono fatto di tante cose. Anche di queste.</p>
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		<title>Topo da combattimento</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 14:03:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Avevo già scritto qualcosa di simile un po&#8217; di tempo fa per Dante&#8217;s Inferno e le reinterpretazioni di un storia (e tutto quello che porta con sé) attraverso le modalità del videogame. Ora c&#8217;è un altro caso interessante, riguarda Topolino e più da vicino l&#8217;immagine fino ad ora proposta dalla Walt Disney. Da tempo in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=patassa.wordpress.com&blog=5363713&post=362&subd=patassa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-full wp-image-364" title="big_image002" src="http://patassa.files.wordpress.com/2009/11/big_image0021.jpg?w=468&#038;h=245" alt="big_image002" width="468" height="245" /></p>
<p>Avevo già scritto qualcosa di simile un po&#8217; di tempo fa per <a href="http://patassa.wordpress.com/2009/02/25/dante-e-un-tipo-tosto/"><em>Dante&#8217;s Inferno</em></a> e le reinterpretazioni di un storia (e tutto quello che porta con sé) attraverso le modalità del videogame. Ora c&#8217;è un altro caso interessante, riguarda Topolino e più da vicino l&#8217;immagine fino ad ora proposta dalla Walt Disney. Da tempo in rete si vocifera riguardo <em><a href="http://www.corriere.it/esteri/09_novembre_05/topolino_ennio_caretto_b3110c30-ca31-11de-9720-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Epic Mickey</a></em>, un videogame che vede protagonista il topo più famoso del mondo alle prese con un&#8217;avventura tenebrosa e, ecco il punto, interpretativamente diversa dalle classiche storie plasmate attorno alla sua figura. Qui c&#8217;è Topolino che affronta con una certa irruenza robot dalle sembianze di Pippo o Paperino davvero cattivi, capaci di far male, brutti e malvagi. E ancora, mostri a più teste, raffiguranti i diversi antagonisti che nel corso della storia cinematografica della Disney si sono susseguiti. Cattivoni da affrontare con tanto di spada. A farlo c&#8217;è Topolino, quello rassicurante, quello buono, quello che perdona, quello che no, mai e poi mai farebbe davvero del male a qualcuno. In questo videogame invece si ritrova a far fuori le copie dei suoi più fedeli amici (sì, saranno anche degli automi, ma immagino che il giocatore proverà una certa sensazione di disorientamento nel dover eliminare uno come Pippo). Abbiamo a che fare con un topo disincantato che <a href="http://www.gamesnation.it/news/3675/originale-scelta-artistica-per-la-voce-di-topolino-in-epic-mickey.html" target="_blank">parla poco</a> e agisce molto. Tutto molto diverso da ciò che fino ad oggi la Disney ha proposto al suo pubblico, ed anche in questo caso a sperimentare una nuova chiave interpretativa del personaggio si fa uso del videogame e della conseguente interattività che questo offre.</p>
<p>C&#8217;è da fare una precisazione. A differenza delle illustrazioni di pre-produzione di Epic Mickey, <a href="http://multiplayer.it/notizie/71362-epic-mickey-epic-mickey-scan-dal-gameinformer.html" target="_blank">i primi screenshot</a> rispecchiano una visione più “moderata” del mutamento. Sembrerebbe che quell&#8217;atmosfera cupa, davvero originale se modellata attorno la figura di Topolino, si sia attenuata, per tornare a delle forme più consuete se pensate al personaggio. Se è vero, il dubbio resterà tale fino all&#8217;uscita del videogame prevista per la fine del 2010, allora dovremmo distinguere la reinterpretazione di Topolino da quella di Dante Alighieri in chiave ludica. La prima potrebbe essere il frutto di una mediazione da parte della Disney per non stravolgere il canone del topo e restare in bilico tra due incerte nuove interpretazioni. Staremo a vedere.</p>
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		<title>Due fumetti</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 12:55:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le gabbie del fumetto possono sì racchiudere immagini e parole, ma in alcuni casi queste si fondono e viaggiano libere entro altri (e sterminati) immaginari. Ecco perché raccontare il corpo e la mente di Pier Paolo Pasolini sottoforma di fumetto è un&#8217;operazione complessa e rischiosa: un personaggio così sfuggevole e difficile da porre in un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=patassa.wordpress.com&blog=5363713&post=358&subd=patassa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="size-full wp-image-359 alignleft" style="margin:3px;" title="pasolini" src="http://patassa.files.wordpress.com/2009/11/pasolini1.jpeg?w=200&#038;h=290" alt="pasolini" width="200" height="290" />Le gabbie del fumetto possono sì racchiudere immagini e parole, ma in alcuni casi queste si fondono e viaggiano libere entro altri (e sterminati) immaginari. Ecco perché raccontare il corpo e la mente di Pier Paolo Pasolini sottoforma di fumetto è un&#8217;operazione complessa e rischiosa: un personaggio così sfuggevole e difficile da porre in un preciso contenitore potrebbe non accettare la struttura sequenziale di una storia disegnata. L&#8217;alternativa è di lasciare quella pagina bianca a Pasolini. Lasciarlo parlare e raccontare quello che ha in mente, secondo i tempi e i modi a lui più congeniali. Il risultato è un fumetto atipico. Sì, senza dubbio ha un inizio ed una fine, come la vita del poeta, parte da Conegliano per poi passare per Bologna ed arrivare a Roma, anzi, ad Ostia. Ma tra le pagine c&#8217;è un percorso per nulla scontato, fatto di accellerazioni e di pause, di riflessioni lunghe ed articolate, seguite da brevi frasi che racchiudono da sole una forza enorme. Davide Toffolo trasforma <a href="http://www.ibs.it/code/9788876180286/toffolo-davide/pasolini.html" target="_blank"><em>Pasolini</em></a> in un fumetto a volte onirico, altre volte senza tempo dove, sempre e comunque, il volto di Pasolini scandisce il susseguirsi della pagine. Lo stesso disegnatore entrerà nella storia nel tentativo di mettersi in contatto con il (vero?) Pasolini. Sono i pensieri a farsi segni, contorni, pieni e vuoti delle immagini rappresentate. Se cercate &#8220;la vita di Pasolini a fumetti&#8221;, questo libro non fa per voi. Qui c&#8217;è l&#8217;intento, per nulla scontato, di provare ad instaurare un dialogo con una delle figure più interessanti del panorama culturale italiano.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-360" style="margin:3px;" title="valzer con bashir" src="http://patassa.files.wordpress.com/2009/11/valzer-con-bashir.jpg?w=200&#038;h=293" alt="valzer con bashir" width="200" height="293" />Da tanto tempo si discute del graphic novel, della sua affermazione tra i lettori e dei suoi processi di narrazione non convenzionali (il termine graphic novel si distingue per diverse caratterische dalla classica accezione del fumetto). Non sono la persona più indicata per approfondire tale tematica, in questo caso lascio libere le mie sensazioni dopo la lettura di <a href="http://www.ibs.it/code/9788817029124/folman-ari/valzer-con-bashir.html" target="_blank"><em>Valzer con Bashir</em></a> di Ari Foman e David Polonsky, che dovrebbe (sottolineo dovrebbe) collocarsi tra i graphic novel. Tempo prima avevo visto al cinema il film animato e di solito i prodotti cartacei relativi ad una pellicola non sono mai niente di che. In questo caso ho trovato il fumetto un&#8217;ottima trasposizione del film. Le inquadrature sono quelle, la storia (naturalmente) non si distacca dalla trama cinematografica, ma anche in questo caso si è totalmente immersi nei ricordi di quei giovani militare israeliani inviati a Beirut nel 1982. L&#8217;affiorare di quei ricordi di gioventù, lento ma con un&#8217;intensità crescente che giungerà ad esplodere tragicamente nella parte finale della storia, sono perfettamente riportare tra le pagine del fumetto. L&#8217;uccisione dei cavalli puro sangue, le mosche concentrate attorno l&#8217;occhio spavenato e ancora acquoso della bestia, trasmettono anche su carta la sensazione di tragicità. E poi il susseguirsi del massacro nei campi profughi palestinesi da parte dei falangisti cristiani è una vera e propria invasione della memoria che si consuma sotto lo sguardo perplesso e impotente dei giovani militari, oggi adulti e narratori di quei ricordi.</p>
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		<title>Porno pomeridiano</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 11:09:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
La scorsa settimana durante la trasmissione Uomini e donne, è andato in onda anche questo frammento pubblicato qui sopra. Si tratta di un’esterna, dove il tronista (colui che deve scegliere quale ragazza “maritare”) incontra in separata sede una delle pretendenti. Tutto sembra calcare la classica situazione da film porno. L’abbigliamento della ragazza scaccia qualsiasi dubbio: [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=patassa.wordpress.com&blog=5363713&post=353&subd=patassa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://patassa.wordpress.com/2009/10/21/porno-pomeridiano/"><img src="http://img.youtube.com/vi/aSKnCmCg-zg/2.jpg" alt="" /></a></span><br />
La scorsa settimana durante la trasmissione Uomini e donne, è andato in onda anche questo frammento pubblicato qui sopra. Si tratta di un’esterna, dove il tronista (colui che deve scegliere quale ragazza “maritare”) incontra in separata sede una delle pretendenti. Tutto sembra calcare la classica situazione da film porno. L’abbigliamento della ragazza scaccia qualsiasi dubbio: camicetta annodata sotto il seno straripante, minigonna e un paio di trecce, ricorda il costume tipico della porno attrice che interpreta la studentessa. Non a caso, quando il belloccio entra nella stanza, la pretendente gli ricorda che in questo momento lui sarà il “maestrino” e lei la sua “scolaretta”. Dopo aver piazzato il seno in faccia al tronista, scatta un bacio che, ecco il colpo di scena degli autori, viene censurato con un pallino nero. Perché la censura? Nella programmazione pomeridiana di baci se ne vedono parecchi e nessuno viene censurato. Ma non finisce qui. Le immagini sfumano e appare il cartello con su scritto: “La redazione ha deciso di non trasmettere il resto delle immagini visto il contenuto”. In questo caso la censura è totale e si chiede al telespettatore di aggiungere quello che manca con la fantasia. Poi riprende il filmato. Lui spaparanzato sul divano, lei seduta sopra che gli chiede “ti è piaciuto questo giochetto?”, e dai che si stuzzica la fantasia di chi guarda, adesso come elemento in più si sa che c’è stato un giochetto dietro il cartello nero. Il dialogo che segue è uno sciorinarsi di doppi sensi, poi un altro bacio censurato e a seguire l’ennesimo cartello che ci ricorda che lì fanno roba pesante, e che no, non si può proprio mandare in onda.<br />
Uomini e donne sdogana il porno pomeridiano. In barba alla fascia protetta, qui si fa del porno fantasticato, dove il vedo-non vedo rende molto di più dell’esplicito. La censura del bacio serve ad elevare quel bacio a qualcosa di più (non quello che vedi sugli altri canali, questo è più piccante, addirittura è censurato!). Una scritta che non ci permette di andare avanti nella visione del filmato ha due scopi:  il primo di manifestare quel falsissimo senso di dovere nell’oscurare contenuti troppo espliciti (sicuramente i due non sono andati oltre, ma farlo credere fa sempre bene), il secondo di lasciare libera interpretazione al telespettatore sulla situazione e sui personaggi. Gli autori di Uomini e donne hanno preso una tipica scena da film porno e l’hanno modellata in base alle esigenze del programma. E pensare che il tale Fernando Vitale (uno dei protagonisti delle passate stagioni del programma) sta provando ad esplorare il mondo del film porno come attore, con l’esordio dal titolo vagamente allusivo: <a href="http://www.cineblog.it/post/16562/da-tronista-a-trombista-il-film-parodia-porno-di-uomini-e-donne-con-fernando-vitale" target="_blank"><em>Da tronista a trombista</em></a>. Io lo richiamerei, magari una particina si trova pure a lui. Alle tre del pomeriggio.</p>
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		<title>Ironia e pubblicità, da Homer agli &#8220;uomini della farina&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 13:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario]]></category>
		<category><![CDATA[David Foster Wallace]]></category>
		<category><![CDATA[gli uomini della farina]]></category>
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		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
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Vi ricordate quegli spot televisivi di una volta terribilmente falsi? Dove sorrisi smaglianti e facce di plastica occupano tre quarti dello schermo per promuovere il quarto mancante, il prodotto appunto. Situazioni stucchevoli, al limite del paradosso facevano da contesto alla pubblicità: famigliole trepidanti di fare colazione assieme mostrando tutti, cane compreso, volti rilassati e perfetta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=patassa.wordpress.com&blog=5363713&post=347&subd=patassa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-medium wp-image-349" title="HomerSimpson" src="http://patassa.files.wordpress.com/2009/10/homersimpson1.gif?w=264&#038;h=300" alt="HomerSimpson" width="264" height="300" /></p>
<p>Vi ricordate quegli spot televisivi di una volta terribilmente falsi? Dove sorrisi smaglianti e facce di plastica occupano tre quarti dello schermo per promuovere il quarto mancante, il prodotto appunto. Situazioni stucchevoli, al limite del paradosso facevano da contesto alla pubblicità: famigliole trepidanti di fare colazione assieme mostrando tutti, cane compreso, volti rilassati e perfetta sintonia con il quadro familiare e il mondo fuori alla finestra (in perenne primavera) pronto ad accoglierli a braccia aperte. Ancora oggi è facile imbattersi in queste pubblicità, si replica facilmente al modello di falsa felicità, eppure è allo stesso tempo più facile avvertire questa sensazione di finzione. Penso agli spot della Mulino Bianco, da sempre paradigma del finto candore familiare, da sempre adottano lo stesso stratagemma, quello di dipingere un mondo finto fatto di camicie bianchissime, denti altrettanto e bambini biondi ed innocenti. Cosa è cambiato rispetto al passato? A questo punto tiro in ballo David Foster Wallace è il suo <a href="http://www.ibs.it/code/9788886568760/wallace-david-f/tennis-trigonometria-tornado.html" target="_blank"><em>Tennis, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più</em></a>, un libro eclettico che raccoglie i pensieri dello scrittore americano purtroppo recentemente scomparso. Nel suo capitolo dedicato alla televisione, dove i pensieri di Wallace spaziano su tutte le tematiche che ruotano attorno al concetto di tv, un paragrafo è dedicato proprio alla pubblicità e all’ironia. Cosa lega questi due aspetti?<br />
Andiamo con ordine. Wallace prende come esempio una pubblicità della Pepsi trasmessa soprattutto tra il 1985 e il 1986. In una spiaggia affollatissima c’è un tipo in furgoncino che si apre una lattina di Pepsi ghiacciata. Il furgoncino in questione è speciale, ha un sistema di amplificazione che permette di far udire tutti i rumori provenienti dall’abitacolo. Il frizzare della Pepsi coglie l’attenzione di tutti i bagnanti, il sorso del tipo dentro il furgoncino, concluso con un bel sospiro soddisfatto, fa vibrare la spiaggia intera che si affolla attorno al furgoncino che, naturalmente, vende le lattine. Wallace, come qualsiasi altro telespettatore medio, definisce stupido il comportamento dei bagnanti: si accalcano come una mandria impazzita attorno ad un venditore ambulante di Pepsi. Conseguentemente la stessa pubblicità entrerà a pieno titolo nella categoria di quelle pubblicità ricche di stucchevoli scenette profondamente false. Ma leggete un po’ cosa ne pensa Wallace: «Lo spot mette in luce con la massima franchezza ciò per cui gli spot sono largamente disprezzati: l’uso di un tipo di seduzione primitiva e ingannevole per vendere merda zuccherata a persone la cui identità si esaurisce nel consumo di massa». Insomma, si tratta di pura autoironia finemente costruita. Quelli della Pepsi lo sanno benissimo che tu, seduto sul divano, non ti abbasserai mai ad accalcarti tra una folla unta e sudata per accaparrarti una lattina fresca, tu cerchi il consumo individuale e privilegiato. La televisione comunica quotidianamente questa inclusione/esclusione dalla massa di telespettatori. La folla funge da parodia, da strumento per accendere nello spettatore l’ironia. Per Wallace questa strategia caratterizza da tempo la comunicazione televisiva, «Fate un confronto tra il modo in cui venivano presentati i personaggi che incarnavano l’onestà e l’autorità di trasmissioni dell’era pre-ironica […] il Capitano Kirk di Star Trek [da una parte] e Homer dei Simpson [dall’altra]», due mondi opposti. Homer è il paradigma della demolizione sistematica di qualsiasi costrutto in passato tutelato o meglio ancora glorificato dai media. In alcuni episodi Homer prende parte ad azioni di massa, tipo il linciaggio verso un indifeso, la difesa di quei valori bigottamente reputati americani, il superficiale attaccamento verso abitudini negative (come lo spreco di cibo, l’inquinamento ecc). Si mescola in quella massa grottesca che funge da ironia metaforica sulla società americana, a volte è lui stesso a mobilitare quella folla impegnandosi in impietose arringhe ricche di luoghi comuni, smodate accuse e terribilmente comiche. Se, al termine di ogni episodio, Homer tenterà di riflettere sui sbagli compiuti (spesso aiutato da Lisa, stereotipo del progressista americano), il telespettatore è consapevole che nella prossima puntata cascherà nello stesso identico errore.<br />
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://patassa.wordpress.com/2009/10/14/ironia-e-pubblicita-da-homer-agli-uomini-della-farina/"><img src="http://img.youtube.com/vi/pLMZlb4tcOA/2.jpg" alt="" /></a></span><br />
Con l’ironia si manifesta un vero e proprio cinismo verso le autorità, compresa quella televisiva. Per Wallace questo va a vantaggio della stessa televisione: «[…] nella misura in cui la tv si riferisce esclusivamente a se stessa e smonta gli standard convenzionali come ormai privi di valore, essa risulta invulnerabile agli attacchi dei critici per i quali ciò che trasmette è brutto e superficiale e volgare». Per tornare e per concludere con la pubblicità, avete presente quella del Mulino Bianco che promuove i filoni da tavola? Ecco, in quel caso, tutto ruota attorno ad una sottilissima ironia suggellata dagli “uomini della farina”. Il laboratorio notturno, i tipi che fanno svolazzare farina nell’aria, il bambino, alla scoperta di quest’attività misteriosa che dichiara che gli “uomini della farina” vivono nelle nuvole. Insomma, è facile per il telespettatore associare il mondo descritto dal bambino insonne ad un laboratorio clandestino di cocaina. Non credo nell’ingenuità del messaggio e trovo molte assonanze con ciò che ha scritto Wallace a riguardo: l’intento è quello di far passare sottotraccia una fine autoironia. I risultati possono essere la semplice associazione ironica del telespettatore al momento dell’esposizione allo spot (e alla sua ripetizione nel tempo) o la parodia vera e propria messa in piedi con una certa dose di creatività, come nel video qui sotto. Attenti agli “uomini della farina”, le loro strategie di persuasione sono infallibili. Ridacchiando e senza capirne il motivo vi ritroverete a sbocconcellare il “soffice” pane da tavola.<br />
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://patassa.wordpress.com/2009/10/14/ironia-e-pubblicita-da-homer-agli-uomini-della-farina/"><img src="http://img.youtube.com/vi/rs4NQSFndJI/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/patassa.wordpress.com/347/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/patassa.wordpress.com/347/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/patassa.wordpress.com/347/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/patassa.wordpress.com/347/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/patassa.wordpress.com/347/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/patassa.wordpress.com/347/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/patassa.wordpress.com/347/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/patassa.wordpress.com/347/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/patassa.wordpress.com/347/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/patassa.wordpress.com/347/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=patassa.wordpress.com&blog=5363713&post=347&subd=patassa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Memorie silenziose, I fantasmi di Portopalo</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 09:57:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[clandestini]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Maria Bellu]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Durante la notte di Natale del 1996, è avvenuto uno dei più disastrosi naufragi di clandestini che il Mediterraneo ricordi. La F-174, un rottame galleggiante pronto a fare da traghettatore dallo Yohan (l’imbarcazione che aveva trasportato fino a largo delle coste italiane i clandestini) e le rive di Portopalo in Sicilia, non riesce a sopportare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=patassa.wordpress.com&blog=5363713&post=343&subd=patassa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Durante la notte di Natale del 1996, è avvenuto uno dei più <a href="http://www.repubblica.it/online/cronaca/palo/trovati/trovati.html" target="_blank">disastrosi naufragi di clandestini</a> che il Mediterraneo ricordi. La F-174, un rottame galleggiante pronto a fare da traghettatore dallo Yohan (l’imbarcazione che aveva trasportato fino a largo delle coste italiane i clandestini) e le rive di Portopalo in Sicilia, non riesce a sopportare il carico estremo di persone e affonda portandosi con sé circa trecento vite. Una strage di fronte casa nostra, forse la più grande dal secondo dopo guerra ad oggi. Una strage silenziosa, sì perché di quella terribile notte nessuno ha mai speso una parola. Nel nostro paese tutti sapevano, a partire dalle autorità che avevano intercettato le urla alla radio di chi era alla guida della F-174. Per poi passare ai pescatori che nei giorni seguenti, con la paranza, portarono a bordo cadaveri che sistematicamente ributtavano in acqua per evitare la chiusura dello spazio di pesca. Tutta Portopalo sapeva, ma nessuno parlava. Compreso il parroco, Don Calogero, che dichiarò, quasi come fosse un sigillo per chiudere definitivamente questa storia, «Se ci pensiamo bene, il mare è un luogo di pace quanto e forse anche più della terra». I governi che si alternarono, Prodi prima, D’Alema a seguire e Berlusconi per ultimo, ricevettero diverse sollecitazioni per aprire un’inchiesta, per far luce su questa drammatica vicenda, ma non ci fu mai nessuna reazione. E quei morti, chi erano? Da dove venivano? Quali storie portavano con loro?</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788804553588/bellu-giovanni-m/fantasmi-di-portopalo-natale.html" target="_blank"><em><img class="alignleft size-full wp-image-344" style="margin:3px;" title="i fantasmi di portopalo" src="http://patassa.files.wordpress.com/2009/10/i-fantasmi-di-portopalo.jpeg?w=200&#038;h=292" alt="i fantasmi di portopalo" width="200" height="292" />I fantasmi di Portopalo</em></a> è un libro che racconta tutto questo, Giovanni Maria Bellu, l’autore, racconta i fatti, ma anche la sua esperienza nel raccoglierli e analizzarli. Fantasmi è il termine giusto per definire le morti silenziose di questi clandestini. Bellu riesce ad abbattere la spessa coltre che impediva di far emergere dal fondo sabbioso la storia di quelle ossa e stracci (ancora laggiù) e della barca arrugginita dal mare. È un libro potente questo perché non risparmia il dolore di chi ha perso la vita in mare, o di chi è sopravvissuto e porta con sé l’immagine dei suoi compagni annaspare tra i flutti o, infine, di quelle famiglie pakistane, indiane  e tamil che per anni hanno sperato in qualcos’altro e non alla morte dei loro cari. Ti fa pensare una storia così. Ti fa pensare a tutte le altre storie simili a queste. Alle speranze di chi affronta un viaggio zeppo di pericoli. A chi ce la fa e a chi resta a fondo, letteralmente. Alla quotidianità degli eventi che porta, col tempo, all’indifferenza, al nulla. La stessa sintesi giornalistica (perfettamente rappresentata dalla pigrizia dei nomi come “carretta del mare”) sterilizza i fatti rendendoli semplici numeri. Numero di morti, numero di sbarchi, numero di clandestini. Nessuno sa chi c’è li sopra, che storie si nascondo dietro ai diversi strati di cotone per difendersi dal freddo, chi sono quei “traghettatori” che offrono la possibilità di passare da una vita senza alcuna speranza ad un’altra piena di occasioni, tutto per 6.500 dollari. Il silenzio offre dei vuoti che tutti, tranne chi non può parlare, possono riempire. Se i clandestini si semplificano a numeri, allora è possibile fare qualsiasi accostamento, strumentalizzarli per fini elettorali, nasconderli alla memoria (come in questo caso) per legittimare scelte ed azioni inqualificabili. Un libro come questo è come uno scossone durante un sonno profondo, è un risveglio brusco, amaro, che riempie quel vuoto da tempo cullato. E tutto appare irrimediabilmente meno semplice.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/patassa.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/patassa.wordpress.com/343/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/patassa.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/patassa.wordpress.com/343/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/patassa.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/patassa.wordpress.com/343/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/patassa.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/patassa.wordpress.com/343/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/patassa.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/patassa.wordpress.com/343/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=patassa.wordpress.com&blog=5363713&post=343&subd=patassa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Censori in piazza</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 12:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario]]></category>
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		<category><![CDATA[Carlo Freccero]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[In questi giorni si discute aspramente sulla libertà di informazione nel nostro paese. Sabato prossimo a Roma ci sarà la manifestazione organizzata dal FNSI, il sindacato unitario dei giornalisti. L’aspetto che più colpisce è l’eterogeneità dei partecipanti, non uno o più colori politici ma, soprattutto, un alto tasso di senso civico su un aspetto delicatissimo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=patassa.wordpress.com&blog=5363713&post=339&subd=patassa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-medium wp-image-340" style="margin:3px;" title="gurren lagann" src="http://patassa.files.wordpress.com/2009/10/gurren-lagann.jpg?w=300&#038;h=146" alt="gurren lagann" width="300" height="146" />In questi giorni si discute aspramente sulla libertà di informazione nel nostro paese. Sabato prossimo a Roma ci sarà la manifestazione organizzata dal <a href="http://www.fnsi.it/Esterne/Home.asp" target="_blank">FNSI</a>, il sindacato unitario dei giornalisti. L’aspetto che più colpisce è l’eterogeneità dei partecipanti, non uno o più colori politici ma, soprattutto, un alto tasso di senso civico su un aspetto delicatissimo del vivere in un sistema  democratico. L’informazione in Italia non se la passa bene, questo è un dato confermato anche dal numero elevatissimo di quotidiani e la scarsità di notizie vere e proprie offerte. Ciò che sta più a cuore è la libertà di poter informare, certo. Ma non basta. Carlo Freccero <a href="http://www.rai4.rai.it/Blog/Post.aspx?IDPost=6" target="_blank">sul blog di Rai 4</a> fa luce su un aspetto da non sottovalutare. La questione: poco tempo fa sul quotidiano La Repubblica (uno dei protagonisti del dibattito sulla libertà di informazione) si invocano interventi censori nei confronti della programmazione di Rai 4. Fiction e anime promosse dal palinsesto della quarta rete Rai presente sul digitale terrestre, risultano non adatte al servizio pubblico. La nota pubblicata da Freccero mostra come atteggiamenti conservatori, che in alcuni casi sfociano nella censura vera e propria, provengono dall’ala che si reputa “progressista”. Freccero si chiede provocatoriamente perché le nuove generazioni non trovano quegli spazi per poter interagire con quelle realtà politiche e culturali “di sinistra” e ripiegano invece su Berlusconi? Perché quegli spazi sono occupati da altri, invocare un’azione di censura “normalizzatrice” che appiattisca i contenuti di Rai 4 a quelli degli altri canali del servizio pubblico, sembra voler essere l’ennesima chiusura a riccio nei confronti della realtà. Oltretutto è è evidente la contraddizione di come poter essere in piazza a difendere (e aumentare) la libertà di informazione e poi porre divieti, per altro senza alcuna conoscenza dell’immaginario collettivo attuale. Oggi l’intrattenimento si rivolge sempre più alle serie televisive (e meno al cinema), alla complessità delle narrazioni, ai manga e agli anime, ai contenuti controversi. Perché il servizio pubblico dovrebbe essere escluso a priori? Perché lasciare tutto questo agli altri? Perché non mettersi in gioco? I sostenitori del digitale terrestre sostengono che l’ampliamento degli spazi possa permettere maggiore pluralità nella comunicazione di contenuti, a mio parere la Rai dovrebbe poter sfruttare questa opportunità diversificando la programmazione, aprendo così nuove strade. Ma per ora, la strada intrapresa sembra essere un’altra.</p>
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		<title>Libri e televisione, linguaggi incompatibili?</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 14:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario]]></category>
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		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Marino Sinibaldi]]></category>
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		<description><![CDATA[Televisione e libri, un rapporto non facile, due media dove si sono sedimentati significati diversi. Se la televisione rappresenta l’immediatezza, una collettività e unicità rappresentata dall’immagine, il libro invece mostra confini meno netti, maggiore interpretazione e minore immediatezza. Due linguaggi diversi, insomma. Due linguaggi incompatibili? I numeri parlano chiaro, si legge poco e si guarda [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=patassa.wordpress.com&blog=5363713&post=335&subd=patassa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-medium wp-image-336" style="margin:3px;" title="Book-tv" src="http://patassa.files.wordpress.com/2009/09/booktv.jpg?w=200&#038;h=300" alt="Book-tv" width="200" height="300" />Televisione e libri, un rapporto non facile, due media dove si sono sedimentati significati diversi. Se la televisione rappresenta l’immediatezza, una collettività e unicità rappresentata dall’immagine, il libro invece mostra confini meno netti, maggiore interpretazione e minore immediatezza. Due linguaggi diversi, insomma. Due linguaggi incompatibili? I numeri parlano chiaro, si legge poco e si guarda molta televisione nel nostro paese. Questo è un dato assodato. E i numeri possono essere anche mezzo di misura dei pubblici: i lettori piccole nicchie, i telespettatori grandi audience. Spesso questa rappresentazione in numeri comporta una semplificazione dei pubblici che, prima di tutto, vengono assurdamente separati. Se sei lettore non sei telespettatore e contrario. Un distinguo che sembra più uno stereotipo e che vede il lettore quotidianamente critico nei confronti della televisione, e il telespettatore disinteressato a tutto ciò che viene raccontato su carta. Invece i pubblici si mischiano, convergono e assumono forme difficili da tracciare, o meglio ancora da semplificare. Quello tra piccolo schermo e scrittura è un legame profondo, ormai quasi scontato. Penso alla narrazione e a tutto ciò che da carta è diventato immagine e, perché no, anche il contrario.<br />
È interessante a tal proposito l’intervista a Marino Sinibaldi pubblicata sul numero 811 dell’Internazionale. Il conduttore della trasmissione radiofonica sostiene che il linguaggio del libro e quello della televisione siano incompatibili. Tempi e narrazioni diverse. In effetti, pensandoci un po’ su, i programmi televisivi dedicati ai libri o che trattino anche di libri, sono pochi e tenuti al margine della programmazione. Penso alla trasmissione domenicale Per un pugno di libri (c’è ancora?) che mescola intrattenimento con un invito, un po’ troppo scolastico, alla lettura. E penso anche a Cult Book, che sul palinsesto di Raitre trova un angolino il giovedì a mezzanotte e quaranta minuti (gli orari assurdi del servizio pubblico) e che va in replica la mattina, credo, del lunedì. Ma in questo caso è il libro in quanto tale ad essere personaggio fondante delle trasmissione, non è una sua reinterpretazione per un linguaggio televisivo. Cult book, ad esempio, prova a far interagire questi due linguaggi e, a mio parere, riesce a porsi su un buon compromesso (che risulta oltretutto piacevole). Si tratta di narrare il libro, descriverlo attraverso un mescolarsi di immagini, citazioni, interventi e, appunto, storie che rendono il libro stesso un racconto, un elemento di fiction.  I punti di contatto esistono, vanno cercati e migliorati. Non è un problema di metodo, di differenza di linguaggi, credo sia più uno stereotipo culturale e in questo Sinibaldi ne è certo: «in Italia il libro è sempre stato un oggetto di culto da parte di una minoranza che si sente superiore, ma non lo è». Ecco, partiamo da questo.</p>
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		<title>Letture estive</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 13:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patassa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[Ian McEwan]]></category>
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		<category><![CDATA[Michela Murgia]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Sarasso]]></category>
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		<description><![CDATA[Finita l’estate (almeno per me), eccomi di nuovo a scrivere sul blog. È stato un agosto diverso, ho passato quasi tutto il tempo a Roma vivendo una città lenta e sonnacchiosa. Ripensandoci ora, in fin dei conti, non è stato così male. Ho letto tanto in questo periodo di riposo. Ho scribacchiato qualcosa, ma ho [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=patassa.wordpress.com&blog=5363713&post=329&subd=patassa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Finita l’estate (almeno per me), eccomi di nuovo a scrivere sul blog. È stato un agosto diverso, ho passato quasi tutto il tempo a Roma vivendo una città lenta e sonnacchiosa. Ripensandoci ora, in fin dei conti, non è stato così male. Ho letto tanto in questo periodo di riposo. Ho scribacchiato qualcosa, ma ho soprattutto letto. Questo post  cerca di riassumere le letture estive. Vediamo un po’ cosa ne esce fuori.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-330" style="margin:3px;" title="Accabadora" src="http://patassa.files.wordpress.com/2009/09/accabadora.jpeg?w=169&#038;h=264" alt="Accabadora" width="169" height="264" /><a href="http://www.ibs.it/code/9788806197803/murgia-michela/accabadora.html" target="_blank"><em>Accabadora</em></a> di Michela Murgia è la miglior lettura estiva. Un romanzo raro, raccontato con grande maestria e senza alcun fronzolo estetico. La storia  meriterebbe una riflessione lunga e attenta perché di cose da dire e da approfondire ce ne sarebbero. Il romanzo segue la crescita e le relazioni che si avvicendano di Maria, bambina, poi ragazza, infine donna, in una Sardegna degli anni Cinquanta che conserva ancora antiche tradizioni. La figura  di Tzia Bonaria è splendida. Madre acquisita di Maria, probabilmente una delle figure più nitide del romanzo, perché piena di quella forza che tiene dritte le schiene di chi comprende la fragilità della vita. Proprio così: una forza derivante dalla conoscenza della fragilità della vita e della sua spontanea  e naturale fine. Come scrivevo sopra, Accabadora non è solo un bel romanzo, ma è anche uno spazio aperto per una riflessione sulla questione vita e morte che negli ultimi tempi ci ha coinvolto e che ha portato un paese ad un livello molto alto di scontro. Scoprire figure antiche, parti attive delle comunità, impegnate ad aiutare a portare a termine una vita, stupisce inizialmente e chiede in un secondo momento di affrontare con altri occhi tematiche che oggi appiano spinose. Spinose perché il dibattito con le quali vengono affrontate è privo di confronto,o quello che c’è troppo spesso è carico di semplici prese di posizione più dogmatiche che altro. Forse una storia può essere l’occasione per riflettere. Un romanzo dovrebbe fare anche questo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-331" style="margin:3px;" title="Espiazione" src="http://patassa.files.wordpress.com/2009/09/espiazione.jpeg?w=180&#038;h=274" alt="Espiazione" width="180" height="274" />Di Ian McEwan non avevo letto nulla. In tanti me lo hanno consigliato e questa estate è stata l’occasione per conoscere la sua scrittura. Ho cominciato (sì, perché ne vorrò leggere altri dei suoi romanzi) con <a href="http://www.ibs.it/code/9788806174989/mcewan-ian/espiazione.html" target="_blank"><em>Espiazione</em></a>, storia tessuta abilmente nei minimi dettagli. Ecco cosa più mi ha colpito dello scrittore inglese: il meccanismo perfetto della storia. Non ci sono zone grigie, né passi falsi, Briony, la protagonista, si muove lungo la storia senza sbavature. La famiglia Tallis vive in una grande casa inglese circondata da verde e Briony, ragazzina sicura delle sue azioni e determinata a ribadirle, attende con ansia che la famiglia si riunisca. Aspetta soprattutto suo fratello Leon, pronta ad accoglierlo con una sua rappresentazione teatrale. McEwan trascina il lettore dentro una serie di eventi che sconvolgeranno l’equilibrio fino a quel momento costruito. Briony, ostentando quella sua sicurezza, mette in discussione l’intero destino di Cecilia, sua sorella, e di Robbie, figlio della donna di servizio. Per un’assurda  presunzione Briony manderà Robbie prima in carcere e poi a combattere in Francia per difenderla dagli attacchi di Hitler. E Cecilia fuggirà da quella famiglia non perdonando quel comportamento, perché Cecilia e Robbie si amavano e la sorella minore aveva rovinato tutto. Da qui l’espiazione, il perdono cercato nel tempo da Briony, quando il crescere le permetterà di comprendere quei suoi gesti. La mia sintesi non permette di cogliere le splendide immagini che McEwan trasmette attraverso il romanzo, merita un bel posto nella mia libreria.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-332" style="margin:3px;" title="confine di stato" src="http://patassa.files.wordpress.com/2009/09/confine-di-stato.jpg?w=138&#038;h=235" alt="confine di stato" width="138" height="235" />Infine c’è <a href="http://www.ibs.it/code/9788831792493/sarasso-simone/confine-di-stato.html" target="_blank"><em>Confine di Stat</em>o</a>, un romanzo che arriva senza preavviso, trascina e scuote. Simone Sarasso, l’autore, mette in gioco le sue capacità di narratore per storie nere piene zeppe di intrighi, spari, sangue e un’Italia uscita dalla seconda guerra mondiale e pronta ad affondare le mani nella torta della rinascita. Bello, davvero bello. Perché oltre il piacevolissimo scorrere della storia, Sarasso ci racconta le disavventure del nostro paese tra due fuochi: i rossi da una parte e gli yankee dall’altra. In mezzo la Democrazia Cristiana, il suo volto pacato e moderato che nasconde altro, fatti poco inclini con l’immagine ostentata. Partendo da un apparente incidente che vedo la morte per annegamento in mare di una ragazza romana, parallelamente vengono a delinearsi le caratteristiche essenziali del personaggio principale, Andrea Sterling. Probabilmente tra le figure più cattive che ho incontrato nelle mie letture. Cattivo e a tutto tondo, Sarasso riesce ad integrarlo e allo stesso tempo a farlo emergere nella intricatissima storia. Un bel noir italiano che ha tutte le carte in regola per affermarsi come storia nera e pop.</p>
<p>Ho letto anche: <a href="http://www.ibs.it/code/9788879070461/bioy-casares-adolfo/piano-d-evasione.html" target="_blank"><em>Piano d&#8217;evasione</em></a>, Adolfo Bioy Casares; <a href="http://www.ibs.it/code/9788806182250/wallace-david-f/considera-l-aragosta.html" target="_blank"><em>Considera l&#8217;aragosta</em></a>, David Foster Wallace; <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788806196783/wu-ming/new-italian-epic-letteratura.html" target="_blank">New Italian Epic</a></em>, Wu Ming (su questo libro mi riservo un dovuto approfondimento sul blog); <a href="http://www.ibs.it/code/9788854502598/zzz1k1456/storia-siamo-noi-calaciura.html" target="_blank"><em>La storia siamo noi</em></a>, AA. VV. Per questi libri non recensiti c&#8217;è comunque un breve commento nella <a href="http://www.anobii.com/pata/books" target="_blank">mia libreria anobbiana</a>.</p>
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		<title>Se tutti scrivono tutto chi difenderà la qualità?</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 16:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patassa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se tutti scrivono tutto, allora la quantità andrà ad appiattire la qualità. Sembra filare come ragionamento e, a prima vista, il web è l’esempio per eccellenza: la scrittura è una pratica altamente diffusa, praticamente tutti o quasi gli utenti ne fanno uso. Certo, non tutti quelli che scrivono in rete lo fanno pensando alla qualità [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=patassa.wordpress.com&blog=5363713&post=325&subd=patassa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-326" style="margin:3px;" title="352977537_09b3bd7868" src="http://patassa.files.wordpress.com/2009/07/352977537_09b3bd7868.jpg?w=341&#038;h=255" alt="352977537_09b3bd7868" width="341" height="255" />Se tutti scrivono tutto, allora la quantità andrà ad appiattire la qualità. Sembra filare come ragionamento e, a prima vista, il web è l’esempio per eccellenza: la scrittura è una pratica altamente diffusa, praticamente tutti o quasi gli utenti ne fanno uso. Certo, non tutti quelli che scrivono in rete lo fanno pensando alla qualità di quella scrittura. Penso a Facebook e ai messaggi veloci postati sul muro degli amici, l’intento è semplicemente quello di comunicare, nulla più. O ancora di più: le abbreviazioni (che per alcuni sono vere e proprie “mutilazioni”) postate su Twitter perché il numero di caratteri a disposizione sono al massimo 140, rende la scrittura più sintetica e orientata alla pura comunicazione. I blogger poi, anche loro fanno uso della scrittura, non hanno limiti nello scrivere e spesso non curano assolutamente l’aspetto qualitativo del testo. C’è anche chi racconta storie in rete quindi, in teoria, dovrebbe far uso di una scrittura più complessa puntando alla qualità. Eppure non è così. Tutti scrivono tutto, di conseguenza esistono testi ben scritti, altri meno, altri pieni di “x” al posto del “per” e così via. Penso alle fan fiction, non tutte ambiscono a raggiungere una certa fattura, sono il risultato della voglia di interagire con le storie amate e poi condividerle con gli altri. E ciò non provoca un abbassamento del livello qualitativo delle storie in generale perché osservando solamente la pratica di narrare ciò che è stato già narrato, l’obiettivo esclude una certa accortezza nello scrivere. L’obiettivo è narrare per interagire, far parte della storia stessa. Messa su questo piano la pratica della fan fiction può apparire rozza, incurante della bellezza di una storia scritta bene. I fan sarebbero perfetti nel ruolo di barbari impegnati a demolire i luoghi sacri della scrittura. Ma la comunità, in questo caso la fandom, sa mettere in pratica sistemi di filtraggio: ovvero forme di selezione della qualità. Una critica spietata è quella di <a href="http://fastidious.splinder.com/" target="_blank">Fastidious Notes</a>, blog che accoglie recensioni di fan fiction taglienti e allo stesso tempo comiche. Si drammatizza, certo, ma si fa allo stesso tempo selezione di tutte le fan fiction presenti in rete. Se si scrive male è facile poter incorrere in qualche dura critica, ma non si è esclusi, si può migliorare. Un aiuto lo possono dare i beta-reader, vero e proprio servizio offerto da alcune fandom,i  lettori di fan fiction infatti intervengono sui testi di altri fan migliorandone la scritture e la conseguente lettura. È la comunità stessa che fa emergere ciò che reputa qualitativamente apprezzabile, e i parametri utilizzati non sono per forza di cose paragonabili a quelli che stabiliscono quale testo (in generale) può essere considerato di qualità. Entrano in gioco diverse caratteristiche, di certo anche stilistiche, ma non solo quelle. Ad esempio quanto si rispetti il canon, l’impianto narrativo originale che ha ispirato la fan fiction, o se, al contrario, quanto poco lo si rispetti come nel caso del <a href="http://blog.acciofanfiction.com/2009/06/20/sfida-estate-negli-universi-alternativi-bando/" target="_blank">contest estivo di Acciofanfiction</a>. Questo è solo un esempio infinitesimale, perché ogni fandom di fatto sostiene un proprio metodo di selezione della qualità. Lo strumento dei contest, gare tra fan dove la giuria è composta sempre dai fan e valuta le fan fiction che gareggiano, è un altro metodo di selezione e di coinvolgimento. La fandom grazie ai contest indica quali storie meritano e allo stesso tempo incita i fan a partecipare, a mettersi in gioco, a fare gioco.</p>
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